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Nanjala Nyabola: Il mare che mangia i nostri figli

Il membro del consiglio dell’IP Nanjala Nyabola sulla complicità dell'Europa nel trasformare il Mar Mediterraneo in un cimitero di massa.
Il Mar Mediterraneo si estende per sole 2.400 miglia, ovvero circa la metà della lunghezza dell'Africa continentale, ma nel primo decennio del ventunesimo secolo si è distinto come il più grande luogo di sepoltura di massa per gli africani nel mondo moderno.
Il Mar Mediterraneo si estende per sole 2.400 miglia, ovvero circa la metà della lunghezza dell'Africa continentale, ma nel primo decennio del ventunesimo secolo si è distinto come il più grande luogo di sepoltura di massa per gli africani nel mondo moderno.

Sebbene i passaggi tra Africa, Asia ed Europa siano antichi quanto gli insediamenti lungo le sue coste, nell'era moderna le restrizioni di viaggio e i violenti controlli di sicurezza alle frontiere hanno trasformato il mare in un cimitero di massa, dove i paesi preferirebbero rimandare persone vulnerabili alla morte o alla quasi schiavitù piuttosto che permettere misure di sicurezza. Quasi tutta l'Europa è complice nel respingere le persone più vulnerabili, anche intimidendo le barche che sfidano la fortezza che l'Europa ha costruito.

Le morti nel Mediterraneo sono state erroneamente inquadrate come una crisi africana, siriana o addirittura libica; come una questione migratoria. L'Europa è stata veloce a dirottare la discussione e a dichiarare questa una crisi del confine europeo, quando in realtà è una crisi dello Stato europeo: una crisi che è strettamente collegata con la storia del conflitto e della divisione all'interno di quel continente. Gran parte del funzionamento e della paura degli Stati del mondo deriva dalla storia sanguinosa e violenta dell'Europa.

Ci sono tre rotte principali che portano dall'Africa o dall'Asia all'Europa attraverso il Mediterraneo. Queste rotte sono state utilizzate per quasi tutto il tempo in cui è stato documentato il viaggio attraverso il Mediterraneo. Sparsi lungo le coste si trovano i detriti di antiche civiltà che hanno alimentato la nascita dell'era moderna: Sparta in Grecia, Cartagine in Tunisia, Alessandria d'Egitto, la storica Atene e Roma raccontando una storia di società che sono state in costante contatto tra loro, non sempre amichevole. Se la filosofia occidentale è una pietra angolare della politica e della società occidentale, vale la pena di notare che molti dei prodotti più notevoli della filosofia occidentale sono in realtà prodotti della libera circolazione delle persone e delle idee attraverso l'acqua. Agostino d'Ippona era un uomo africano la cui teologia e filosofia sono al centro del cristianesimo moderno e del pensiero politico occidentale. La sua teoria della guerra giusta è ancora oggi insegnata nei corsi di relazioni internazionali e scienze politiche in tutto il mondo. Gli storici dicono che Agostino era berbero, veniva da un popolo di pastori, e quindi la migrazione e la mobilità erano al centro della sua visione del mondo prima ancora che si trasferisse a Roma e a Milano per continuare il suo lavoro. Il movimento è sempre stato al centro della fertilità intellettuale della regione mediterranea, e l'ostilità moderna nei suoi confronti non fa che contribuire al suo declino.

Non è che non ci sia mai stata ostilità tra le comunità del Mediterraneo. Tenete a mente che l'Europa è sempre stata un luogo violento. Ma mentre l'Europa si è unita in un enorme progetto sociale e politico, la portata del danno è diventata maggiore. Bertrand Russell una volta scrisse che i leader sono sempre stati stupidi, ma che prima non erano mai stati così potenti. Stava scrivendo del periodo tra le due guerre mondiali, ma lo stesso si può dire oggi. La capacità umana di infliggere danni è più grande che mai, il che rende le tensioni e gli odi storici ancora più pericolosi. Un numero allarmante di persone oggi muoiono mentre utilizzano vie di comunicazione che sono state percorse per centinaia di anni.

La Convenzione di Schengen del 1990 trovò il modo di rendere felici sia i paesi storicamente aperti che quelli storicamente chiusi, nonostante il nuovo sistema abolisse i controlli interni sui visti e concordasse politiche comuni in materia di visti (per ridurre la burocrazia alle frontiere di molti paesi europei). Il compromesso fu l’istituzione di un processo di controllo invasivo, umiliante e persino violento per le persone provenienti da Paesi considerati troppo poveri, e quindi un rischio per l'immigrazione.

Gli umanitaristi vi diranno che una cosa che il sistema Schengen fece con allarmante efficienza fu quella di chiudere tutte le rotte umane verso l'Europa per i cittadini di questi paesi indesiderati che non potevano raggiungere i requisiti richiesti. Per un giovane uomo o una giovane donna del Senegal o del Sudan che non riusciva a trovare lavoro in un villaggio devastato dal cambiamento climatico o da un'economia al collasso, il regime di Schengen non lasciava alcuna via legale per cercare un lavoro a basso salario in Europa. Naturalmente non era l'ideale che la gente si imbarcasse su un volo per l'Europa e poi chiedesse asilo o si trattenesse oltre il periodo di validità del visto turistico. Ma almeno sarebbero arrivati vivi. Ciò che gli architetti di Schengen sembravano ignorare era il numero di persone che ora sarebbero state spinte nelle braccia dei contrabbandieri e verso rotte clandestine. Quando le persone vedono da una parte la morte certa come destino rimanendo dove sono, e dall'altra una minima possibilità di successo muovendosi, si muovono.

Ogni volta che faccio questo discorso agli europei, ottengo sempre una qualche versione di "Allora perché le persone di quei paesi non si fanno carico della loro politica e non migliorano i loro paesi?”. Naturalmente questa sarebbe l'opzione migliore e persino ideale. Ma ricordiamo allora Wallerstein [Immanuel Maurice Wallerstein, teorico del “Sistema mondo” in cui un “centro” (le nazioni o aree più sviluppate), tramite la violenza o i meccanismi del mercato, si impone sulle “periferie” (le nazioni o aree meno sviluppate)], e all'uso delle frontiere per esportare l'instabilità fuori dall'Occidente. Guardate al ventesimo secolo solo in Africa. Prima la violenza della colonizzazione e dell'invasione. Poi l'assassinio diffuso e mirato, con la collaborazione dei governi occidentali, di leader visionari come Thomas Sankara e Patrice Lumumba. Poi decenni di interferenze economiche attive e sabotaggi, culminati nei programmi di aggiustamento strutturale della fine degli anni Ottanta: prestiti del FMI (Fondo Monetario Internazionale) e della Banca Mondiale alle economie in crisi, a condizione di riforme strutturali. Ora abbiamo il colonialismo digitale e governi occidentali che forniscono copertura alle imprese private occidentali per interferire nella politica dei Paesi in via di sviluppo. Pensate ancora che sia giusto attribuire ai civili la responsabilità delle scelte fatte dagli Stati? Perché i paesi che producono e vendono armi ai governi più poveri non smettono di farlo? Perché i governi non smettono di sostenere i dittatori? L'emigrazione non avviene nel vuoto.

Il numero di persone che prendono la via del mare per raggiungere l'Europa non è aumentato solo perché ci sono semplicemente più persone. È perché è scomparso un corridoio legale e sicuro verso l'Europa, per tutti tranne che per una piccola fetta della popolazione mondiale.

Nanjala Nyabola, membro del consiglio dell’IP, è una scrittrice, ricercatrice indipendente e analista politica. Il suo lavoro si concentra sui conflitti e sulle transizioni post-conflitto, con particolare attenzione ai rifugiati e alle migrazioni, così come alla politica dell'Africa orientale in generale. Il suo ultimo libro, Travelling While Black: Essays Inspired by a Life on the Move (Viaggiare essendo nera : Saggi ispirati a una vita in movimento), è stato pubblicato il 19 novembre.

Foto: vfutscher / Flickr

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Available in
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Author
Nanjala Nyabola
Translators
Elisa Ciraci and Amina Attia El Tabakh
Date
16.12.2020

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