War & Peace

La Malesia sottopone a fermo una nave cargo con l’accusa di spedire merci in Israele

La Malesia ha trattenuto al Tanjung Pelepas, in base al proprio divieto di esportazione, un container sospettato di essere diretto in Israele, in seguito a delle informazioni di intelligence successivamente collegate da alcuni attivisti a Elbit Systems e agli obblighi del Gruppo dell'Aia.
Il 7 agosto 2026 le autorità malesi hanno trattenuto al porto di Tanjung Pelepas, sulla base di informazioni segrete, un container con il sospetto che contenesse merci dirette in Israele, invocando un divieto doganale del 2023 sulle spedizioni dirette o indirette verso Israele. Sebbene l’agenzia non abbia identificato il carico, la campagna “No Harbour for Genocide” (Nessun Porto per il Genocidio) ha identificato il container con il numero XHCU2519500, presumibilmente destinato allo stabilimento di Elbit Systems a Yokneam. Dal tracciamento risultava che sarebbe dovuto partire da Manila sul cargo Zhong Gu Chang Chun, per poi essere trasferito sulla Berlin Maersk.

Nuova Delhi: Sabato 8 agosto il Malaysia Border Control and Protection Agency (l’agenzia malese per il controllo doganale, AKPS) ha dichiarato che le autorità malesi avevano ispezionato e trattenuto un container nel secondo porto più importante del paese, dopo aver ricevuto informazioni secondo le quali si sospettava contenesse merci dirette in Israele.

Secondo l’AKPS, il container era stato sottoposto a fermo il 7 agosto nel porto di Tanjung Pelepas, nel Johor, nel corso di un’operazione “sulla base di informazioni segrete ricevute”. L’agenzia non ha identificato il container né rivelato la natura dei beni.

Tuttavia, la campagna “No Harbour for Genocide”, che si batte contro il trasporto via mare di beni militari e a duplice uso verso Israele, ha dichiarato di aver identificato il container con il numero XHCU2519500 al Tanjung Pelepas, diretto allo stabilimento di Elbit Systems a Yokneam, in Israele. Stando alla sua dichiarazione, il container era arrivato da Manila il 27 luglio e avrebbe dovuto lasciare il Tanjung Pelepas a bordo del Berlin Maersk il 9 agosto.

I documenti di trasporto rivelano che il container è stato portato a Manila il 4 luglio, caricato sulla Zhong Gu Chang Chunil 15 ed è arrivato al Tanjung Pelepas il 27. Lo stesso giorno è stato scaricato nel porto malese e, secondo il tracking, il trasferimento sulla Berlin Maersk sarebbe dovuto avvenire il 9 agosto alle 11:00 e la nave avrebbe dovuto lasciare il porto alle 17:00.

Nel testo della dichiarazione non è specificato il contenuto del container né identificata l’azienda filippina di provenienza, però vi è riportato che la destinazione prevista era lo stabilimento di Elbit Land Systems a Yokneam, descritto come produttore di sistemi militari terrestri e munizioni.

Nella sua prima indagine la AKPS ha scoperto che la spedizione violava l’articolo 15 del Second Schedule of the Customs (Prohibition of Exports) Order 2023 (secondo allegato sulle dogane dall’Ordinanza del 2023 sul divieto di esportazione), che vieta le esportazioni dirette o indirette verso Israele, in linea con la politica del governo malese.

L’agenzia doganale ha puntualizzato che l’indagine è passata in mano alle autorità competenti, al fine di stabilire la natura, i dati tecnici, lo scopo e la classificazione delle merci, e determinare qualora la spedizione contenga merci soggette a controlli ai sensi del Malaysia’s Strategic Trade Act del 2010 e normativa correlata. 

“La Malesia non scenderà a compromessi relativamente ad alcun atto che violi le politiche, le sanzioni e le leggi nazionali che riguardano Israele”, ha dichiarato l’agenzia, aggiungendo che qualsiasi tentativo di esportare merci in via diretta o indiretta in Israele in violazione delle leggi malesi e della politica governativa determinerà una “decisa reazione”.

Il primo ministro malese Anwar Ibrahim ha scritto su X che l’adozione di questa misura dimostra la determinazione del governo a impedire che la Malesia diventi un canale commerciale di supporto alle operazioni israeliane contro i palestinesi.

“Tutto questo è in linea sia con l’impegno della Malesia all’interno del Gruppo dell’Aia, sia con il divieto in vigore da dicembre 2023 che proibisce l’ingresso nei porti dello Stato alle navi israeliane e a quelle che trasportano merci destinate a Israele”, ha affermato Anwar in un comunicato, aggiungendo che la Malesia continuerà a sostenere i “principi di umanità, giustizia e le leggi internazionali” in difesa dei diritti dei palestinesi.

Il Gruppo dell’Aia, un forum multilaterale creato nel gennaio 2025 per coordinare le operazioni degli Stati in difesa del diritto internazionale, ha accolto con favore l’azione di fermo, sostenendo che tale iniziativa ha dato una "svolta concreta" agli obblighi derivanti dal parere consultivo della Corte internazionale di giustizia del luglio 2024, che chiedeva agli Stati di non fornire aiuto né assistenza a Israele nei territori palestinesi occupati.

In un comunicato, Varsha Gandikota-Nellutla, segretaria generale del Gruppo dell’Aia, ha dichiarato che l’azione di fermo dimostra che il diritto internazionale va applicato attraverso azioni concrete.

“Fermando questo cargo, la Malesia ha rispettato gli obblighi che vincolano ogni Stato membro delle Nazioni Unite ai sensi del diritto internazionale", ha affermato, invitando altri Stati a far parte del Gruppo dell’Aia.

Perdipiù, il fermo giunge in un momento di crescente attenzione verso le filiere internazionali collegate a Elbit Systems. Un rapporto di Amnesty International pubblicato il 30 luglio svela che tra il 7 ottobre 2023 e il 30 novembre 2025 sono stati consegnati 2.596 lotti di armi, munizioni, parti e componenti, spediti dall’India verso Israele.

L’indagine di Amnesty ha identificato, tra i destinatari delle spedizioni indiane di materiale militare, alcune aziende operanti nella difesa israeliana, tra cui Elbit Systems. Dal rapporto è emerso che le consegne a Elbit Systems comprendevano proiettili di artiglieria ad alto potenziale esplosivo da 155 mm, insieme a testate esplosive per i droni kamikaze SkyStriker. L’ONG si era rivolta all’India perché chiudesse i rapporti commerciali con Elbit e le altre aziende israeliane citate nel rapporto.

A dicembre, l’organizzazione per i diritti internazionali aveva riferito che la Holger G, una nave battente bandiera portoghese partita dall’India, trasportava 440 tonnellate di componenti per granate da mortaio, proiettili e acciaio per applicazioni militari diretti a Haifa. Inoltre, aveva verificato che il carico conteneva leghe metalliche utilizzate per proiettili d’artiglieria e presumibilmente componenti per missili e razzi; il carico doveva essere consegnato a Elbit Systems e alla sua controllata IMI Systems.

L’articolo è stato aggiornato con il comunicato stampa di No Harbour for Genocide.

Available in
EnglishSpanishPortuguese (Brazil)GermanFrenchItalian (Standard)Arabic
Translators
Cristina Marongiu and Marco Ceriotti
Date
10.08.2026
Source
The WireOriginal article🔗
Progressive
International
Privacy PolicyManage CookiesContribution SettingsJobs
Site and identity: Common Knowledge & Robbie Blundell