Documenti militari precedentemente segreti rivelano legami tra l’uso della tortura da parte delle forze britanniche in Oman e in Irlanda del Nord negli anni ’70. Un maggiore dell’esercito, che diresse alcuni degli interrogatori più brutali nel Golfo, successivamente avrebbe poi ottenuto un incarico di alto livello un ruolo di alto livello all’interno di un’unità segreta dell’intelligence in Irlanda del Nord, nel pieno dei Troubles. Nonostante quell’unità fosse in collusione con gruppi paramilitari, sembra che l’ufficiale coinvolto sia stato promosso alla più alta carica dell’MI5 in Irlanda del Nord. Gli interrogatori condotti dai suoi uomini in Oman furono più estesi di quanto riportato in precedenza e sarebbero considerati illegali per gli standard odierni. Furono impiegati in una campagna di contro insurrezione condotta a sostegno del sultano Qaboos, un dittatore filo-britannico insediatosi in Oman dopo un colpo di Stato sostenuto dall’MI6 nel 1970. Il sostegno britannico a Qaboos era motivato dal desiderio di garantire spedizioni di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz, delimitato da un lato dall’Iran e dall’altro dalla contesa penisola di Musandam, a sud. I pianificatori britannici aiutarono Qaboos ad annettere Musandam nel 1970, creando un’exclave omanita separata dal resto del Paese e circondata dagli Stati della Tregua (che oggi costituiscono gli Emirati Arabi Uniti). L’annessione, nome in codice Operazione Intradon, fu osteggiata dalla popolazione indigena del Musandam, il popolo autonomo degli Shihuh.
“Splendido lavoro”
Nel dicembre 1970 la Gran Bretagna inviò nel Musandam truppe d’élite del SAS per individuare e arrestare i sospetti ribelli.
Declassified aveva già precedentemente rivelato che durante un interrogatorio un membro dell’unità britannica sparò ad un braccio, una spalla e al collo di un membro della tribù Shihuh perché si rifiutò di consegnare il proprio pugnale cerimoniale. Ora si può rivelare che un altro detenuto, secondo quanto riferito, che fuggì nel marzo 1971, fu colpito alla schiena e alla spalla. A proposito dell’incidente, Geoffrey Arthur - rappresentante politico britannico per il Golfo Persico - scrisse al ministro degli Esteri conservatore Alec Douglas-Home: «Prima o poi potremmo dover affrontare domande sul motivo per cui tali persone siano state detenute e/o interrogate dalle forze britanniche a Sharjah, ma naturalmente cercheremmo di impedire che questo aspetto venga alla luce». Douglas-Home rispose che i detenuti avrebbero dovuto essere trattenuti e interrogati a Mascate, la capitale dell’Oman, anziché a Sharjah - uno degli Stati della Tregua - per ridurre il rischio di fughe di notizie. L'unità incaricata degli interrogatori, denominata No. 1 Holding Unit, era allora comandata dal maggiore H. Sloan dell’Intelligence Corps dell’esercito britannico. Secondo i documenti conservati dal Ministero della Difesa, nel gennaio 1971 furono interrogati quattro membri della tribù Shihuh presso il famigerato forte di Bait-al-Falaj, a Mascate. Furono sottoposti a metodi di tortura oggi vietati, basati sulla privazione sensoriale, tra cui la completa copertura della testa con un sacco e il bombardamento con rumori assordanti. Tuttavia, erano stati effettuati così tanti arresti che Bait-al-Falaj non era più adatto a interrogarli tutti, nonostante lo “splendido lavoro” svolto dall'unità di Sloan. La sua unità, composta da due interrogatori, aveva ricevuto “troppi soggetti da gestire” e pertanto gli interrogatori furono ritenuti fallimentari. Secondo quanto affermato nei documenti, i detenuti Shihuh erano stati apparentemente “completamente indottrinati dai comunisti maoisti” e addestrati a resistere agli interrogatori. Il comandante delle forze britanniche nel Golfo chiese che un’altra unità di interrogatorio fosse inviata a Sharjah, a nord di Dubai, dove “alcuni membri delle forze di sicurezza” erano attivi. Molti estratti dei documenti, alcuni dei quali potrebbero fare luce su queste forze di sicurezza, sono stati completamente oscurati.
Da Aden all’Oman
Il Ministero della Difesa approvò in seguito la richiesta di inviare un’altra squadra di interrogatorio negli Stati della Tregua, questa volta sotto il comando del maggiore J.H.S. Burgess. Ciò sembra corrispondere al profilo di John Howard Searles Burgess, un veterano decorato dell’intelligence militare attivo in Oman negli anni ’70, che sembra essere morto nel 1999. I documenti militari spiegano che Burgess aveva ricevuto un MBE dopo essere stato “personalmente coinvolto” nella cattura di 26 “terroristi” a Aden, nello Yemen, dove lavorò nell’intelligence durante l’“emergenza” del 1965, periodo nel quale i detenuti sarebbero stati sottoposti a torture. Il resto dell'unità di Burgess in Oman era composto da un altro ufficiale, forse Sloan, e da sette militari non identificati. Intrapresero una campagna di interrogatori brutali durante la quale 31 membri della tribù Shihuh furono interrogati tra maggio e giugno del 1971. L’interrogatorio più lungo durò 84 ore, anche se un altro individuo che fu sottoposto a quasi 33 ore di interrogatorio era diventato “così mentalmente debilitato che non aveva più senso continuare a interrogarlo”. I detenuti Shihuh venivano costretti ad assumere innaturali posizioni di stress contro le pareti, venivano incappucciati e sottoposti a un “dispositivo elettronico per produrre rumore” - utilizzato per la prima volta a tale scopo. Oltre a questi due episodi del 1971, note informative del Ministero della Difesa rivelano due precedenti episodi di interrogatorio avvenuti nel 1970, portando il totale a quattro. Quando messi di fronte alle domande di un deputato, gli ufficiali cercarono di ammettere soltanto che gli interrogatori si erano svolti da qualche parte “nell’area del Golfo ma dobbiamo chiaramente essere pronti al fatto che il deputato ci incalzerà fino al punto in cui non potremo più nascondere che le operazioni si sono svolte in Oman”. Alla fine, al Parlamento fu detto soltanto che gli interrogatori avevano avuto luogo nel “Golfo Persico”, quando una commissione stava indagando su alcuni aspetti degli abusi.
La Joint Services Interrogation Wing dell’esercito
Burgess fu considerato così efficace nei suoi interrogatori che arrivò a comandare la Joint Services Interrogation Wing (JSIW), un’unità altamente segreta all’interno dell’Intelligence Corps dell’esercito. La JSIW era responsabile dello sviluppo di nuove tecniche di interrogatorio e, contemporaneamente, dell’addestramento dei soldati a resistervi nel caso fossero catturati. I metodi dell’unità erano così estremi che un rapporto redatto da psichiatri militari avvertiva che i soggetti sottoposti agli interrogatori potevano sviluppare dissociazioni “isteriche”, terrore, deliri e ideazione suicidaria - persino durante gli scenari di addestramento. Se un soldato in addestramento, nel ruolo di prigioniero, necessitava di cure ospedaliere, “si sarebbe dovuto avere il minimo assoluto di contatto”, affinché potesse trarre il “massimo beneficio” dagli esercizi di addestramento. Un anno prima di arrivare a Musandam, anche il SAS aveva condotto diversi esercizi di addestramento per la JSIW. Tuttavia, quando il massimo giudice inglese, Lord Parker, fu incaricato di indagare sulle accuse di tortura in Irlanda del Nord, il Ministero della Difesa sostenne che il SAS non era stato coinvolto nell’evoluzione delle tecniche di interrogatorio, nonostante il fatto che stessero conducendo esercitazioni e trasmettendo i risultati alla JSIW. Queste esercitazioni furono messe a disposizione dell’MI5, della Special Branch della Metropolitan Police, della Special Branch della polizia reale di Hong Kong e di allievi militari provenienti da Stati Uniti, Paesi Bassi, Giordania, Belgio, Germania, Norvegia e Danimarca. In un’esercitazione, un allievo volontario arrivò a credere di essere accusato dell’assassinio del Principe di Galles, un omicidio che aveva completamente immaginato. Un altro disse che avrebbe fatto qualsiasi cosa ordinatagli dal suo interrogatore: “anche saltare da una scogliera”. Tre partecipanti a un’esercitazione condotta dal SAS ebbero bisogno di cure mediche, quando la durata media degli interrogatori raggiungeva le tre ore e mezza. Questa era solo la metà del tempo a cui l’unità di interrogatorio di Burgess avrebbe sottoposto in seguito gli Shihuh.
Dall’Oman all’Irlanda
Dopo il suo incarico in Oman, John Burgess, all’epoca tenente colonnello, fu inviato in Irlanda del Nord, dove ricevette un OBE per il suo lavoro nell’intelligence. Successivamente sarebbe diventato vicedirettore dell’Intelligence Corps tra il 1977 e il 1979, durante i Troubles. Nel suo libro The Silent Conspiracy, l’esperto di sicurezza Stephen Dorril lo descrisse come il “direttore e coordinatore dell’intelligence in Irlanda del Nord … un ufficiale esperto dell’intelligence che aveva comandato la Special Military Intelligence Unit (SMIU) nella provincia a metà degli anni Settanta e successivamente il deposito dell’Intelligence Corps ad Ashford, nel Kent”. Il defunto giornalista irlandese Frank Doherty scrisse che la SMIU aveva “membri che lavoravano sotto copertura in ogni divisione della polizia dell’Irlanda del Nord, talvolta fingendosi agenti della RUC”, allo scopo di supervisionare le forze di sicurezza locali per conto dell’MI5. L’Intelligence Corps sono note per avere strettamente collaborato strettamente con l’MI5 e con la Special Branch della Royal Ulster Constabulary (RUC) in Irlanda del Nord; e tutte queste strutture sono state accusate di collusione con gruppi paramilitari lealisti. Le esperienze acquisite dall’intelligence militare attraverso la JSIW in Oman avrebbero successivamente influenzato in maniera significativa gli interrogatori in Irlanda del Nord. L’Oman rappresentò il successo decisivo del governo britannico nel campo degli interrogatori, con un rapporto che affermava che l’impiego di ufficiali specializzati e di centri di interrogatorio appositamente predisposti “permise di pianificare e garantire, per la prima volta l durante la seconda fase delle operazioni [in Oman], la completa sicurezza, e di conseguenza, quando fu riconosciuta la necessità di interrogatori in Irlanda del Nord”. Inizialmente, il Northern Ireland Office aveva cercato di far operare interrogatori della Metropolitan Police per conto della RUC, ma l’idea fu respinta. Alla fine, fu deciso che la JSIW avrebbe fornito addestramento agli interrogatori alla Special Branch della RUC. L’unità fornì inoltre indicazioni, supervisione e assistenza tecnica alla RUC durante l’Operazione Calaba, nell’agosto 1971. L’operazione portò all’arresto e alla detenzione senza processo di centinaia di persone, sospettate di sostenere l’Irish Republican Army (IRA). Tra i detenuti illegalmente, 14 furono selezionati per un “interrogatorio approfondito”. Furono portati in un luogo segreto e sottoposti a quelle che sarebbero diventate note come le cinque tecniche. Gli uomini venivano incappucciati e costretti a stare in piedi per ore contro una parete in dolorose posizioni di stress - proprio come era stato fatto in Oman poche settimane prima. Veniva diffuso rumore bianco per sopraffare i loro sensi, mentre erano privati di cibo, acqua e sonno allo scopo di indebolire la loro resistenza. La combinazione di questi cinque metodi di interrogatorio era stata accuratamente studiata per non lasciare segni visibili, ma fu così traumatica che un detenuto, il quarantaduenne Sean McKenna, morì prematuramente quattro anni più tardi per un attacco cardiaco. Quando gli interrogatori vennero alla luce più avanti nel 1971, i parlamentari furono così indignati che il governo conservatore britannico dovette commissionare un’inchiesta presieduta da Lord Parker. Egli stabilì che le tecniche di interrogatorio erano illegali secondo il diritto interno britannico. In privato, alcuni ministri si spinsero oltre. Merlyn Rees, ex Segretario di Stato per l’Irlanda del Nord, descrisse le cinque tecniche come “metodi di tortura”.
Tuttavia, gli ufficiali riuscirono a nascondere gli interrogatori degli Shihuh nonostante fossero stati sottoposti a trattamenti ancora più brutali. Nel rapporto ufficiale pubblicato a seguito dell’inchiesta Parker, l’Oman non viene nominato nemmeno una volta. Questo perché “l’Oman è un caso così particolare che non dovrebbe essere incluso nell’inchiesta”, secondo il brigadiere Richard Bremner, ispettore dell’Intelligence Corps nel 1971. Commentando i risultati dell’inchiesta, Paul O’Connor del Pat Finucane Centre di Derry dichiarò: “I documenti declassificati sull’Oman sono al tempo stesso rivelatori e rilevanti per ciò che sta accadendo oggi nello Stretto di Hormuz. “Mentre qui, nel 1971, cresceva la richiesta di un’inchiesta sulle cinque tecniche di tortura, questi documenti rivelano che i ministri del governo fornivano consapevolmente risposte fuorvianti alle domande del Parlamento. “Le stesse identiche tecniche di interrogatorio venivano utilizzate dalle forze britanniche in Oman, ma i ministri facevano vagamente riferimento al ‘Golfo Persico’ quando gli veniva chiesto dove fossero stati utilizzati altri ‘dispositivi per la produzione di rumore’ per disorientare i prigionieri durante gli interrogatori (gli altri utilizzi confermati erano in Brunei e in Irlanda del Nord). “Lo scopo di questa ‘guerra segreta" non dichiarata a sostegno del Sultano era per garantire il passaggio sicuro delle vitali forniture di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz. “I documenti rivelano preoccupazioni che il percorso che partiva dal centro di interrogatorio della base RAF di Ballykelly, vicino a Derry, potesse potenzialmente ricondurre al ‘Golfo Persico’ e a un altro sporco segreto.”
Amaar Chowdhury è un giornalista investigativo freelance. Le sue inchieste si concentrano sulla tecnologia, sulla sorveglianza e sul commercio britannico di armi.
