Imperialism

Il Congo come terreno di accumulazione del capitale: Erik Prince e la privatizzazione della guerra

La Vectus Global di Erik Prince si è radicata nel cuore minerario della Repubblica Democratica del Congo, servendo gli interessi imperiali e aziendali degli Stati Uniti nel settore dei minerali critici e violando la sovranità del popolo congolese.
Erik Prince, fondatore della società militare privata Blackwater, ha ampliato le proprie attività nella Repubblica Democratica del Congo attraverso una rete di società di comodo ed entità collegate agli Emirati Arabi Uniti, fino ad arrivare a un contratto quinquennale da circa 700 milioni di dollari con il ministero delle finanze congolese. Ufficialmente concepito per migliorare la riscossione delle entrate del settore minerario e contrastare il contrabbando nella regione del Katanga, ricca di rame e cobalto, l’accordo contiene una componente militare segreta: fornire consulenza all’esercito congolese, mettere a disposizione mezzi aerei e droni e reclutare combattenti stranieri.

Numerosi media internazionali hanno riportato notizie secondo cui le milizie legate a Erik Prince, miliardario statunitense e fondatore della controversa società militare privata Blackwater, con precedenti di abusi e uccisioni in diversi Paesi del Sud globale, avrebbero subito perdite significative nella Repubblica Democratica del Congo orientale. Un'imboscata avrebbe causato la morte e il ferimento di almeno venti persone, tra cui Tim Kennedy, noto atleta di arti marziali miste della Ultimate Fighting Championship (UFC) ed ex membro delle Forze speciali dell'esercito statunitense.

Prince è un uomo d’affari statunitense che nel 1997 ha fondato la Blackwater, trasformandola in una delle compagnie di mercenari più famigerate al mondo. Ha tratto vantaggio dal crescente ricorso delle forze armate statunitensi a società private di sicurezza e di supporto militare a pagamento. Formatosi all’Hillsdale College, un istituto religioso di orientamento conservatore, ha poi prestato servizio nei Navy SEAL, le forze speciali della marina statunitense. La sua carriera evidenzia l’intreccio fra interessi capitalistici privati ed espansione militare statunitense, in cui guerre e interventi militari diventano attività finalizzate al profitto. Dopo aver venduto la Blackwater nel 2010, "Prince ha continuato a operare attraverso altre reti e società, tra cui la Frontier Services Group, che ha ampliato la propria offerta fornendo servizi logistici e di sicurezza per progetti commerciali e minerari in Africa. Negli ultimi anni Prince si è rimesso in proprio con Vectus Global, le cui attività in Congo si sono estese dalla riscossione delle entrate derivanti dalle risorse minerarie alla fornitura di supporto operativo all’esercito congolese.

Un tentativo documentato di reclutare mercenari stranieri risale al 2023, sotto la presidenza di Félix Tshisekedi. In quel periodo, la milizia M23, sostenuta dal Ruanda, stava guadagnando terreno nella provincia del Nord Kivu. Il governo cercava quindi di rafforzare le proprie capacità militari e proteggere le aree minerarie nell'est del Paese. In questo contesto fu ripreso un piano per reclutare circa 2.500 contractor militari provenienti da Colombia, Messico e Argentina, con l'obiettivo di fermare l'avanzata dei ribelli e proteggere le regioni ricche di minerali. Tra i preparativi figurava la costruzione di una caserma a Mubambiro, vicino a Sake e adiacente a un campo d'addestramento di Congo Protection, per ospitare il primo gruppo a fine luglio 2023. Nello stesso mese giunsero sul posto container carichi di equipaggiamento. Erik Prince guidò le trattative per l’invio dei mercenari, come parte di un piano promosso con forza da Kahumbu Bula Mandungu, detto “Kao”, un consigliere del presidente Tshisekedi. Alcune notizie collegavano il piano ad accordi tra Kinshasa e Abu Dhabi. Alla fine il progetto si arenò, e i mercenari latinoamericani non arrivarono mai in nella RDC.

A fine 2024 Prince è tornato a operare in Congo per vie apparentemente diverse, raggiungendo un accordo con il governo per migliorare la riscossione delle entrate pubbliche derivanti dal settore minerario e contrastare il contrabbando di minerali nelle aree ricche di rame e cobalto. Il governo ha sottoscritto un accordo quinquennale con Prince attraverso una rete di società di comodo. Nel giugno 2025, Quantum Global Consulting, una società con sede negli Emirati Arabi Uniti legata a Prince, ha registrato una filiale nella RDC, Quantum Global Consulting Africa, affinché fungesse da rappresentante legale. La filiale ha poi registrato Vectus Global come entità giuridica locale. Il contratto con il ministero delle finanze prevedeva un mandato volto ad aumentare le entrate pubbliche derivanti dalle industrie estrattive e a contrastare il contrabbando, la corruzione e l'evasione fiscale. Era inclusa tuttavia una componente militare segreta: fornire consulenza alle forze armate congolesi, mettere a disposizione capacità di supporto aereo e reclutare personale militare straniero. Il contratto aveva un valore complessivo di circa 700 milioni nell’arco di cinque anni.

Il piano iniziale prevedeva l’invio di circa cento consulenti ed esperti tecnici per presidiare le attività minerarie e le entrate che ne derivavano, iniziando con le miniere principali per poi espandersi gradualmente. L'obiettivo era migliorare il monitoraggio della produzione e delle esportazioni e garantire il rispetto del codice minerario congolese. La priorità era la regione del Katanga, e in particolare la città di Kolwezi, fulcro dell’industria del rame e del cobalto. L’area era ben lontana dalle principali zone di combattimento del Nord Kivu in cui operava l’M23.

Tra la fine del 2025 e l'inizio del 2026 si è verificata una svolta significativa: la guerra nella parte orientale del Congo si è intensificata e ha raggiunto aree strategiche del Sud Kivu. L'escalation è stata particolarmente evidente dopo la conquista da parte dell'M23 di Uvira, città strategica al confine con il Burundi, sulle rive del lago Tanganica. Il fatto ha rappresentato una seria minaccia per il governo di Kinshasa. In risposta, Erik Prince ha dispiegato attraverso Vectus Global una squadra a sostegno dell'esercito congolese nella regione. La missione prevedeva l'impiego di droni e la fornitura di supporto operativo alle forze governative, segnando la prima partecipazione nota delle forze di Prince a operazioni di combattimento in prima linea nella RDC.

Il ricorso a contractor stranieri in Congo non ha coinvolto solo statunitensi. Consulenti militari israeliani hanno operato in coordinamento con Prince, contribuendo all’addestramento di due battaglioni di Forze Speciali congolesi per operazioni diurne e notturne. Sono stati reclutati anche contractor salvadoregni, in gran parte ex militari ed ex agenti di polizia. Un rapporto del Critical Threats Project pubblicato a luglio 2026 rileva che, ad aprile, il governo del Congo ha annunciato l’impegno degli Emirati Arabi Uniti per contribuire a finanziare l’addestramento di una forza paramilitare di oltre ventimila unità, ufficialmente per proteggere le miniere del sud. Due mesi prima, gli Emirati Arabi avevano inviato una delegazione politica e commerciale nella provincia di Lualaba, incontrando a Kolwezi esponenti dei settori minerario, energetico e delle infrastrutture. La visita si è conclusa con l'annuncio di sedici protocolli d'intesa in diversi settori.

Prince è un convinto sostenitore di Donald Trump e le attività della sua società in Congo si intersecano strettamente con gli obiettivi economici e di sicurezza di Washington. Il dispiegamento delle sue forze è avvenuto mentre l’amministrazione Trump cercava di vincolare la cooperazione economica e di sicurezza con Kinshasa alla garanzia di un accesso più ampio per le aziende statunitensi al settore dei minerali critici. L’iniziativa è stata presentata come un modo per contrastare l’influenza cinese, più che come un reale tentativo di sconfiggere l’M23 o di frenare le ambizioni del presidente ruandese Paul Kagame. Il 2 marzo 2026 il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha imposto sanzioni alle Forze di difesa ruandesi e a quattro loro alti funzionari. Il 25 giugno dello stesso anno ha sanzionato una raffineria d’oro ruandese e una rete accusata di contrabbandare minerali dai territori congolesi controllati dall’M23. Queste misure non sono riuscite a smantellare le reti di contrabbando, a risolvere il conflitto, a fermare le atrocità della milizia né a interrompere il fondamentale sostegno ruandese all’espansione dell’M23. Un’inchiesta del Washington Post dell’8 marzo 2026 citava un funzionario statunitense, secondo cui Kagame era riuscito a ritardare di diversi mesi le sanzioni rivolgendosi al senatore Lindsey Graham, che è intervenuto presso la Casa Bianca. L’inchiesta rileva che Graham era consigliere di Trump, un dettaglio già notato dal Wall Street Journal, evidenziando i limiti della pressione statunitense. Secondo il funzionario, questi canali politici ai più alti livelli hanno permesso a Kagame di guadagnare tempo.

L’accordo tra Stati Uniti e Congo ha creato un meccanismo chiamato Strategic Asset Reserve (Riserva strategica di asset). In questo quadro, gli investitori statunitensi ottengono il diritto di prelazione sui progetti elencati e un accesso preferenziale a specifiche opportunità di investimento nel settore delle risorse congolesi. Ad aprile 2026 Reuters ha pubblicato un’inchiesta che spiega come Virtus Minerals, una società statunitense, abbia acquisito i beni minerari di Chemaf per 30 milioni di dollari. Nel febbraio 2026 è emersa la proposta di vendere una quota del 40% delle miniere di Mutanda e Kamoto Copper Company all’Orion Critical Mineral Consortium. Il consorzio è sostenuto dall’istituto di finanziamento statunitense per lo sviluppo internazionale (DFC) e dal fondo emiratino ADQ. Queste operazioni hanno dato agli investitori statunitensi ed emiratini una posizione di primo piano nel settore congolese del rame e del cobalto. L’indicatore più chiaro degli obiettivi statunitensi è il progetto del Corridoio di Lobito. Il corridoio collega le aree minerarie di Congo e Zambia al porto atlantico di Lobito, in Angola. Gli Stati Uniti lo sostengono con finanziamenti per lo sviluppo e investimenti nelle infrastrutture. L’obiettivo è creare una via alternativa per esportare il rame e il cobalto congolesi verso i mercati occidentali. Questa via aggira le reti commerciali legate all’Africa orientale e meridionale o dominate dalle aziende cinesi.

Prince e i governi che lo sostengono non sono i salvatori che il popolo congolese aspetta per porre fine alla violenza delle milizie e alle ingerenze ruandesi. L’uomo che il governo congolese ha ingaggiato per servizi militari e di sicurezza non è un mediatore neutrale. Non è nemmeno estraneo agli stessi interessi che alimentano questi conflitti e ne traggono profitto. È un criminale che incarna il nesso tra interessi economici capitalistici, privatizzazione della guerra e difesa dell’egemonia imperiale statunitense. Non è solo un’ipotesi: in una puntata del suo podcast Off Leash, Prince ha chiesto in modo esplicito che gli Stati Uniti riprendano un ruolo imperiale diretto. Ha detto che era ora di “rimettersi il cappello imperiale” e di governare i Paesi che, a suo dire, non sono in grado di governarsi da soli. Ha fatto ampie generalizzazioni razziste sull’Africa, sostenendo che la maggior parte dei suoi Paesi non sa gestire i propri interessi. Quando il suo co-conduttore Mark Serrano gli ha fatto notare che sembrava un appello al ritorno del colonialismo, Prince ha risposto senza mezzi termini: “Assolutamente sì!”

Kribsoo Diallo è un ricercatore panafricanista di scienze politiche connesse a questioni africane, con sede al Cairo. Ha scritto per molte riviste e giornali africani. Ha inoltre collaborato a edizioni tradotte, in arabo e in inglese, di saggi e articoli per diversi centri di ricerca del continente africano.

Available in
EnglishSpanishPortuguese (Brazil)GermanFrenchItalian (Standard)TurkishArabicBengaliRussian
Author
Kribsoo Diallo
Translators
Fabio Zantomio, Claudio Buttinelli and ProZ Pro Bono
Date
03.11.2026
Source
Black Agenda Report (BAR)Original article🔗
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