Entrevistas

Il grande Movimento dei Lavoratori senza Terra del Brasile dà l’esempio.

Dopo quarant’anni di lotte, il Movimento dei Lavoratori senza Terra del Brasile, il più grande movimento sociale al mondo, ha riorientato la propria battaglia per la riforma agraria verso la produzione di alimenti biologici.
In questa intervista, il leader del Movimento dei Lavoratori senza Terra (Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra, MST) João Paulo Rodrigues delinea la strategia tripartita del movimento per il futuro: intensificare le occupazioni dei terreni, aumentare la produzione agroecologica per competere con l’agroindustria e sfidare il potere politico a tutti i livelli, mantenendo al contempo un rapporto complesso con lo Stato e con una classe operaia urbana sempre più precarizzata.

Se avete visitato il Brasile negli ultimi anni, ve ne sarete certamente accorti: l’altro berretto rosso. Oggi accessorio di tendenza sulle spiagge di Rio de Janeiro, questo berretto da baseball dichiaratamente anti-MAGA non rappresenta l’estrema destra, bensì il Movimento dei Lavoratori senza Terra (Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra, MST).

Con quasi due milioni di membri, l’MST è oggi probabilmente il più grande movimento sociale al mondo: un’organizzazione temprata da quattro decenni di lotte per la riforma agraria. Ancora più impressionante è il fatto che l’MST ha continuato a prosperare in condizioni avverse, sotto il governo di estrema destra di Jair Bolsonaro. Il suo obiettivo è dare seguito alle promesse mancate della transizione democratica brasiliana e spezzare i rapporti di tipo coloniale che ancora dominano le campagne.

Nell’ultimo decennio, tuttavia, questa missione storica ha conosciuto un nuovo slancio. La crescente visibilità dell’MST è stata infatti il risultato di un abile riposizionamento: quando il governo Bolsonaro ha dichiarato una guerra aperta alle occupazioni di terra, il movimento ha ripiegato su una posizione difensiva e, al tempo stesso, ha cercato un dialogo con la classe media urbana progressista.

Facendosi portabandiera del cibo biologico, l’MST è riuscito a ripresentare la riforma agraria e le sue controverse espropriazioni come una missione orientata a garantire alle masse brasiliane alimenti sani, sostenibili e accessibili. In questo modo, l’opinione pubblica ha iniziato a percepire il movimento non più solo come un’organizzazione contadina, ma come un progetto di trasformazione nazionale. Pur essendo alleato del governo di sinistra del presidente Luiz Inácio Lula da Silva, il movimento mantiene un rapporto complesso con lo Stato brasiliano.

Per Jacobin, Nicolas Allen ha intervistato il leader nazionale dell’MST João Paulo Rodrigues sulla visione strategica del movimento per il futuro e su come intenda riportare la politica della classe operaia al centro dell’agenda nazionale.

NICOLAS ALLEN

Il Movimento dei lavoratori senza terra è stato recentemente dedicato un articolo di copertina della rivista Nation. L’autore, Vincent Bevins, racconta come il movimento si sia adattato ai cambiamenti nel corso dei suoi quarant’anni di storia e come sia addirittura uscito rafforzato sotto il governo di estrema destra di Jair Bolsonaro. Come spiega la crescita dell’MST nell’ultimo decennio?

JOÃO PAULO RODRIGUES

L’MST è una forza politica rilevante fin dal ripristino della democrazia brasiliana, alla fine degli anni Ottanta: da quasi quarantacinque anni il movimento è presente, con un ruolo più o meno rilevante, in tutte le principali battaglie politiche e sociali del Paese.

È vero che l’MST è diventato un soggetto politico di primo piano. Ma è altrettanto importante riconoscere che gli ultimi dieci anni sono stati estremamente difficili per la sinistra brasiliana. Prima del colpo di Stato contro Dilma Rousseff, nel 2013, vi fu una grande ondata di proteste che vide una nuova generazione di brasiliani cadere sotto l’influenza della destra conservatrice. Questa forza ha cercato di espellere dalle strade tutti i movimenti di sinistra: l’MST, la CUT (Central Única dos Trabalhadores [Centrale Unica dei Lavoratori]), il PT (Partido dos Trabalhadores [Partito dei Lavoratori]) hanno tutti perso terreno a vantaggio della destra.

L’MST è riuscito a sopravvivere a quella fase, ma dopo il 2013 la situazione è ulteriormente peggiorata. Sono seguiti l’impeachment di Dilma, l’incarcerazione di Lula, il governo di Michel Temer, l’elezione di Bolsonaro e infine la pandemia. Negli ultimi dieci anni la sinistra brasiliana, MST compreso, ha subito una lunga serie di sconfitte.

In questo contesto, l’MST è rimasto una forza politica proprio cambiando direzione. Invece di concentrarsi esclusivamente sulle sue rivendicazioni tradizionali – l’occupazione di terre vacanti e improduttive, la lotta contro i grandi proprietari fondiari e così via – il movimento ha introdotto una nuova questione al centro della propria agenda politica: il cibo.

L’agenda alimentare – la produzione di alimenti economici, sani e biologici – ha reso la bandiera della riforma agraria qualcosa di più concreto per il brasiliano medio. Che si trattasse di settori della classe media interessati al cibo biologico o delle fasce più povere della popolazione in cerca di prezzi accessibili, il tema della nutrizione ha avvicinato la causa della riforma agraria alla vita quotidiana delle persone. Questo spostamento verso la produzione alimentare ha contribuito anche a cambiare la percezione dei cosiddetti settori sviluppisti, che non possono più liquidare l’MST come un semplice “movimento di protesta”. Oggi sono costretti a riconoscere che il movimento propone alternative economiche, politiche e sociali concrete.

Ciò non significa, ovviamente, che mettendo al centro la causa del cibo, l’MST abbia abbandonato la lotta contro i grandi proprietari terrieri, l’imperialismo o il capitalismo. Significa piuttosto che il movimento affianca a queste battaglie una visione alternativa di società.

NICOLAS ALLEN

Come funziona il sistema alimentare dell’MST, in termini di produzione e distribuzione?

JOÃO PAULO RODRIGUES

Esistono circa 1.900 associazioni produttive, 185 cooperative e 120 unità agroindustriali distribuite negli insediamenti e negli accampamenti dell’MST. Queste strutture sono coinvolte nella produzione, trasformazione e commercializzazione degli alimenti della Riforma Agraria Popolare. Vi sono almeno quindici principali filiere produttive, con oltre 1.700 diverse tipologie di prodotti che circolano lungo le reti di distribuzione dell’MST. La maggior parte consiste in alimenti di base come riso, fagioli, mais, grano, caffè, latte, miele, manioca e numerose varietà di frutta e verdura. La sola produzione di riso supera le 42.000 tonnellate, di cui 16.000 biologiche. Da oltre un decennio l’MST è riconosciuto come il maggiore produttore di riso biologico dell’America Latina. Il movimento produce inoltre circa 30.000 tonnellate di caffè per raccolto ed è anche tra i principali produttori di cacao del Brasile, con oltre 1,2 milioni di tonnellate.

In sintesi, il nostro obiettivo è diventare uno dei maggiori produttori mondiali di alimenti biologici e di origine ecologica. Da nord a sud del Brasile, le nostre filiere produttive sono organizzate secondo principi di conservazione del suolo, gestione responsabile, pratiche agroindustriali sostenibili e utilizzo di canali commerciali propri per portare il cibo sulle tavole dei brasiliani. Per quanto riguarda la distribuzione, ci affidiamo soprattutto agli Armazéns do Campo, punti vendita associati all’MST specializzati nei prodotti della riforma agraria. Attualmente ne esistono ventiquattro, presenti nelle principali capitali e in diverse città nell’entroterra brasiliano. Organizziamo inoltre fiere regionali, attraverso le quali una parte significativa della produzione degli accampamenti e degli insediamenti viene distribuita localmente.

Il principale canale di commercializzazione per le famiglie contadine, tuttavia, resta la vendita nell’ambito delle politiche pubbliche di sicurezza alimentari, come il PAA (Programma di Acquisizione di Alimenti) e il PNAE (Programma Nazionale di Alimentazione Scolastica). In Brasile una legge impone ai programmi PNAE di destinare almeno il 30 per cento delle risorse alimentari all’acquisto da piccole aziende agricole a conduzione familiare. Anche se questa normativa non viene sempre rispettata, essa garantisce comunque una distribuzione dei prodotti dell’MST all’interno di un mercato diretto e sostenuto istituzionalmente. Si potrebbe auspicare un modello meno burocratico e operante su scala più ampia, ma il PNAE resta fondamentale per promuovere la produzione contadina e assicurare che scuole e altre istituzioni pubbliche dispongano di alimenti sani e diversificati.

NICOLAS ALLEN

Quando prima ha parlato della debolezza della sinistra brasiliana, si riferiva alla politica elettorale, al sindacato, ai movimenti sociali o a tutte queste dimensioni insieme?

JOÃO PAULO RODRIGUES

Il Brasile moderno è sempre stato un Paese politicamente diviso. Tradizionalmente, circa il 30 per cento della popolazione vota a sinistra, mentre una quota simile sostiene la destra. Il centro politico, invece, ha storicamente finito per schierarsi con quest’ultima. La grande novità introdotta da Lula è stata proprio questa: a partire dalla vittoria presidenziale del 2002, è riuscito ad attrarre il centro politico e a rafforzare il PT, trasformandolo in un ampio schieramento di centro-sinistra. Attraverso questo processo, però, lo stesso governo Lula è diventato più centrista che propriamente di sinistra.

Questo spostamento ha progressivamente indebolito i partiti di centro-destra, che negli ultimi anni sono stati in larga parte assorbiti dai governi di Lula e Dilma. Tali formazioni hanno perso peso perché un governo di sinistra ha spezzato la tradizionale alleanza tra il centro-destra e i settori capitalisti. In sostanza, non c’era più spazio per un centro-destra autonomo: era già stato inglobato nella base di governo.

L’ascesa al potere del governo di estrema destra di Jair Bolsonaro ha però sconvolto questo equilibrio. La strategia di Lula, fondata sulla costruzione di alleanze, si è rivelata insufficiente per contrastare la minaccia bolsonarista. Nel frattempo, l’estrema destra ha stretto una propria alleanza con il centro: inizialmente tattica, per il centro-destra, ma poi sempre più sbilanciata, fino a essere in larga misura assorbita dal blocco di estrema destra. Oggi, dunque, il sostegno del centro-destra in Brasile è diviso tra il governo Lula e l’estrema destra.

In altre parole, l’egemonia politica in Brasile è attualmente contesa tra l’amministrazione Lula e il campo di estrema destra legato a Bolsonaro. Questi sono i due poli che strutturano il panorama politico del Paese. A mio avviso, entro la fine dell’anno, con l’acuirsi delle tensioni, potremmo assistere alla nascita di un campo alla sinistra del governo Lula o di uno più centrista, anche se è difficile immaginare come il centro possa dar vita a un proprio governo. In definitiva, il centro politico brasiliano finirà per diventare un tributario dell’estrema destra o della sinistra.

Per quanto riguarda l’MST, dobbiamo prepararci a qualsiasi scenario nei prossimi cinque anni: un futuro segnato non solo dall’uscita di scena di Bolsonaro, imposta dalla giustizia, ma anche dall’inevitabile ritiro di Lula. Quel periodo vedrà una riorganizzazione del quadro politico brasiliano, dominata da una nuova leadership partitica, da una forte presenza della tecnologia e, cosa che ci preoccupa particolarmente, dal progressivo venir meno del potere della classe operaia. In altre parole, potremmo trovarci di fronte a una sinistra più debole, più distante dal mondo della produzione e molto più concentrata sulle questioni identitarie.

NICOLAS ALLEN

Questo indebolimento del potere della classe operaia ha influito sul cambiamento strategico dell’MST?

JOÃO PAULO RODRIGUES

Bisogna partire da un dato fondamentale: il Brasile ha uno dei più alti livelli di disuguaglianza fondiaria al mondo. La lotta per la riforma agraria è una necessità storica e determinerà il futuro della democrazia brasiliana. È inaccettabile che il 46% delle terre del Paese resti concentrato nelle mani dell’1% dei proprietari. La lotta per la terra è sempre stata, e continua a essere, il fondamento stesso dell’esistenza dell’MST. Ma una volta che la lotta avanza e la terra viene conquistata, le famiglie hanno bisogno di sostegno per poter produrre; hanno bisogno di infrastrutture pubbliche come scuole, presidi sanitari, elettricità, servizi igienici e strade. In breve, la mobilitazione deve continuare anche dopo che una famiglia ha ottenuto un appezzamento di terra.

Nel corso dei quasi quarantadue anni di vita del movimento, abbiamo accettato questa sfida politica più ampia, costruendo alleanze con i lavoratori urbani nella consapevolezza che non basta che i lavoratori rurali lottino da soli per la riforma agraria: perché essa si realizzi, deve diventare una lotta collettiva. Inoltre, molti dei problemi che colpiscono la classe operaia urbana sono direttamente legati all’assenza di una riforma agraria nelle campagne. L’espansione incontrollata delle città, la fame, la difficoltà di accesso a cibo sano a prezzi equi sono questioni urbane che hanno ampliato l’orizzonte delle nostre lotte.

È vero: quando l’MST è nato, ritenevamo che una riforma agraria “classica” sarebbe stata sufficiente a risolvere i problemi delle campagne. Oggi abbiamo una concezione diversa. Parliamo di riforma agraria popolare, che significa democratizzazione dell’accesso alla terra, diffusione di pratiche agricole sostenibili, un’istruzione emancipatrice e relazioni umane libere dallo sfruttamento. È impossibile produrre cibo davvero sano su una terra segnata dallo sfruttamento. Noi dell’MST lottiamo per una riforma agraria che sia un progetto nazionale popolare, fondato sulla diversità e sulla giustizia sociale, in cui il colonialismo culturale ed economico che ancora domina il Brasile diventi finalmente un ricordo del passato.

NICOLAS ALLEN

Lei ha parlato del futuro della sinistra brasiliana nell’era post-Lula. Dove colloca l’MST in questo scenario?

JOÃO PAULO RODRIGUES

Nel futuro immediato, l’MST intende unire le forze con l’ala sinistra dello schieramento che sostiene Lula. In seguito, quando il Brasile entrerà nella fase post-Lula, il movimento si collocherà più in generale all’interno della sinistra. Detto questo, l’MST non è un partito e non lo diventerà. Nei prossimi cinque anni, tuttavia, intendiamo combattere su tre fronti politici. Il primo è la lotta per la terra. L’MST deve consolidarsi, rafforzarsi e affermarsi come un’organizzazione centrale nella battaglia per l’accesso alla terra. Per noi questa lotta è fondamentale. In Brasile sono in gioco cento milioni di ettari e dobbiamo contendere questa agenda fianco a fianco con i popoli indigeni e con i quilombolas, i discendenti degli afrobrasiliani fuggiti dalla schiavitù.

Chi controlla la terra controlla il futuro del Brasile e questo va detto con chiarezza. In Brasile la terra significa produzione alimentare, tutela dell’ambiente e cura della natura. Per questo ritengo che l’MST dovrà rafforzarsi e concentrare maggiormente la propria azione nelle regioni di conflitto ancora aperto lungo la cosiddetta frontiera agricola, in Amazzonia, nel Matopiba o nel Cerrado, dove la nostra presenza è oggi più limitata.

La seconda grande lotta è quella per diventare una forza economica di spicco nella produzione di alimenti nutrienti. In un futuro non troppo lontano, l’MST si confronterà con le grandi imprese agroindustriali nella contesa per l’egemonia alimentare. Forse disponiamo “solo” di dieci milioni di ettari contro i sessanta milioni controllati dall’agroindustria, ma abbiamo qualcosa che loro non hanno: la forza lavoro. Oltre due milioni di lavoratori rurali vivono e lavorano oggi negli insediamenti dell’MST.

Ed è per questo che speriamo che la nostra politica basata su cooperative, agroecologia e produzione alimentare diventi una potente forza economica nei prossimi anni. In questo modo, la società potrà vedere nella sinistra un modello alternativo di sviluppo economico e sociale. La nostra non è soltanto una battaglia ideologica contro la fame: è una proposta di vita alternativa, un modello capace di intervenire sull’organizzazione delle città e persino sulla creazione di posti di lavoro su scala nazionale.

Per perseguire questo obiettivo, l’MST promuoverà nuove forme di partenariato pubblico-privato, combinando il sostegno dello Stato con piccoli imprenditori disposti a collaborare con il movimento per dare vita a imprese agricole di medie dimensioni. Dobbiamo costruire una base economica solida e dimostrare all’intera società brasiliana che l’MST non è solo una visione ideologica, ma un vero e proprio progetto nazionale.

Infine, l’MST e le altre forze di sinistra si batteranno per la rappresentanza in tutte le istituzioni politiche. Abbiamo bisogno di più consiglieri comunali, sindaci, parlamentari, rappresentanti studenteschi di sinistra; di più persone presenti in tutti gli spazi istituzionali, affinché lo Stato diventi più democratico e più sensibile alle esigenze della classe lavoratrice. Non possiamo rinunciare a nessuno spazio di governo, perché incombe una forza di estrema destra molto più feroce di quanto chiunque di noi possa immaginare.

NICOLAS ALLEN

Potrebbe dirci qualcosa di più sul rapporto tra l’MST e lo Stato? La principale rivendicazione del movimento, la riforma agraria, viene portata avanti attraverso l’occupazione autonoma delle terre. Ma, in ultima analisi, la riforma agraria dipende da una volontà politica dello Stato, giusto?

JOÃO PAULO RODRIGUES

Il rapporto tra la riforma agraria e lo Stato è sempre stato, e continua a essere, estremamente difficile. Storicamente, lo Stato brasiliano è stato costruito con l’intento esplicito di impedire la riforma agraria. In realtà, i pochi miglioramenti nella distribuzione della terra sono sempre stati il risultato di conflitti violenti e di massacri, come avvenuto durante il governo di Fernando Henrique Cardoso. Sotto l’amministrazione Dilma ci sono stati pochissimi nuovi insediamenti e gli accordi politici sono rimasti fragili. Anche durante i governi Lula, i progressi concreti sono stati limitati.

Detto questo, lo Stato è l’unico soggetto in grado di attuare una riforma agraria su larga scala. È questa la contraddizione con cui conviviamo: non abbiamo alternative al dialogo con lo Stato.

NICOLAS ALLEN

E il rapporto tra l’MST e i movimenti urbani? In che modo il movimento si colloca rispetto alle lotte politiche nelle città?

JOÃO PAULO RODRIGUES

Innanzitutto, due considerazioni sulle città brasiliane. Le aree urbane pongono tre sfide specifiche alla sinistra nel suo complesso. La prima è che la città non è più il luogo dell’egemonia politica della classe operaia, come lo era negli anni Ottanta. All’epoca, il movimento sindacale brasiliano aveva una presenza molto forte nelle grandi città ed era altamente organizzato nei luoghi di lavoro. Oggi assistiamo allo smantellamento di tutto questo, attraverso un processo continuo di precarizzazione del lavoro, spesso mediato da app e da altre forme di organizzazione lavorativa instabile.

In secondo luogo, in Brasile la popolazione povera è concentrata prevalentemente nelle periferie urbane, territori spesso controllati da milizie e dal traffico organizzato di droga. Questo rende estremamente difficile costruire un rapporto strutturato con la classe operaia urbana. Trafficanti e gruppi paramilitari dispongono di enormi risorse economiche e di un potere fondato sulla violenza, un terreno sul quale la sinistra, nelle condizioni attuali, non è in grado di competere.

Infine, nelle periferie urbane le chiese evangeliche stanno svolgendo quel lavoro sociale che un tempo era appannaggio dell’ala progressista della Chiesa cattolica brasiliana. Ci troviamo quindi di fronte a tre fattori – le milizie, la precarietà del lavoro e l’influenza delle chiese evangeliche – che, nel loro insieme, rendono molto difficile per chiunque raggiungere le periferie con un programma politico di sinistra.

La sfida per l’MST è comprendere come tradurre l’esperienza maturata negli accampamenti e negli insediamenti rurali in un programma urbano. Come portare questa esperienza nelle città attraverso le cooperative e la produzione alimentare?

Dobbiamo farlo senza cadere in un rapporto paternalistico o assistenzialista. È necessario parlare a una generazione di giovani e di lavoratori che condivida davvero la nostra convinzione che il lavoro e il cibo debbano tornare al centro della politica. Ma, ancora una volta, questo sarà possibile solo se la sinistra saprà proporre una visione credibile della riforma urbana. Finché non sarà in grado di affrontare le questioni strutturali – povertà, disuguaglianza, casa, sicurezza pubblica, sanità e così via – il nostro margine di azione resterà limitato.

NICOLAS ALLEN

I cambiamenti in atto nel mondo del lavoro hanno influito sulla visione strategica dell’MST?

JOÃO PAULO RODRIGUES

La classe operaia si è sempre adattata ai mutamenti del lavoro, fin dai tempi in cui gli operai dell’era fordista si adattavano alla catena di montaggio. Oggi, però, la precarietà non fa che aggravarsi. La classe operaia brasiliana è estremamente precarizzata e impoverita.

Oltre la metà dei lavoratori brasiliani è occupata senza un regolare contratto e la maggior parte vive con meno di tre salari minimi (meno di 900 dollari). È una classe operaia molto povera, che fatica enormemente a organizzarsi proprio a causa dell’instabilità del lavoro a nero e stagionale. In altre parole, nelle condizioni attuali non vedo emergere, nel medio o lungo periodo, nuove forme di organizzazione del lavoro. Se l’impoverimento producesse automaticamente nuove forme di organizzazione, l’Africa avrebbe già conosciuto una rivoluzione. Accade invece il contrario: la povertà genera altra povertà.

Non siamo riusciti a proporre una riforma del lavoro che garantisca anche solo condizioni di vita minime. Assistiamo soltanto a nuove forme di sfruttamento e di disgregazione del mondo del lavoro. Siamo ostaggio delle nuove tecnologie e delle più recenti modalità di sfruttamento capitalistico, che ci costringono a lottare semplicemente per restare a galla.

Di fronte a queste sfide, l’MST continuerà a organizzare i lavoratori rurali. Nel breve periodo dobbiamo riuscire ad attrarre una nuova generazione di giovani che non sono necessariamente contadini o agricoltori, ma che vogliano lavorare in cooperative e produrre alimenti biologici. La nostra sfida è inventare un nuovo modello di riforma agraria, in cui le persone possano dedicare una parte del loro tempo al lavoro nei campi, mantenendo al contempo un’altra occupazione in città.

Il Brasile, tra l’altro, si avvicina alla piena occupazione. Eppure, la povertà non è diminuita e la vita delle persone non è migliorata, anzi è peggiorata. Perché? Perché il lavoro è estremamente precario e i salari non consentono di far fronte a un costo della vita sempre più elevato. Molti lavoratori brasiliani non riescono nemmeno a permettersi i generi alimentari di base.

NICOLAS ALLEN

Che cosa può offrire l’MST di fronte a queste sfide?

JOÃO PAULO RODRIGUES

Spesso sentiamo i grandi imprenditori brasiliani sostenere che sul mercato del lavoro mancherebbe manodopera a causa del Bolsa Família e di altre politiche federali di assistenza sociale. L’élite brasiliana detesta Lula perché ritiene che il sostegno statale renda le persone passive e disinteressate al lavoro. La realtà è che la classe operaia, in particolare i giovani, non è più disposta ad accettare salari da fame e condizioni di sfruttamento. Il settore dei servizi si lamenta della carenza di manodopera, ma non coglie il punto essenziale e cioè che i lavoratori chiedono un’occupazione e una retribuzione dignitose. Non vogliono più la settimana lavorativa di sei giorni, diritti sul lavoro e un reddito adeguato al costo della vita.

Anche i lavoratori rurali non vogliono più essere sfruttati dai grandi proprietari terrieri e costretti a condizioni di lavoro assimilabili alla schiavitù. Finché ci saranno milioni di persone senza terra e vaste estensioni concentrate nelle mani di pochi, le occupazioni del MST continueranno. La riforma agraria è un progetto di emancipazione per la classe operaia sfruttata, che vede nell’accesso alla terra l’unica via verso una vita dignitosa: un luogo su cui vivere, coltivare e raccogliere.

La sinistra è una forza politica vitale solo nella misura in cui riesce a mantenere un legame saldo con il mondo del lavoro. Questo è un progetto politico che richiede la mobilitazione dei poveri, ma anche attenzione alle questioni che riguardano la classe media. Dobbiamo essere all’altezza di questa sfida e lottare per i diritti del lavoro, altrimenti falliremo nel nostro compito di marxisti.

Un’altra grande sfida sarà l’intervento sulle questioni ambientali. La sinistra non può cadere nella trappola di un ambientalismo astratto, che afferma che “la natura è un santuario” e finge che il mondo naturale non debba contribuire al miglioramento delle condizioni di vita dell’umanità. Ma non può nemmeno rifugiarsi nella pigra retorica sviluppista, secondo cui si può distruggere tutto a qualsiasi costo in nome del progresso. In questo ambito, fortunatamente, la sinistra ha già compiuto alcuni passi avanti.

Ciò nonostante, il percorso non sarà semplice. Nel breve periodo, i movimenti popolari brasiliani e le organizzazioni di sinistra dovranno resistere soprattutto per difendere il governo Lula. Nel medio termine, nei prossimi cinque anni, dovranno invece iniziare a gettare le basi per la fase successiva, elaborando una visione nazionale capace di sconfiggere la destra.

João Paulo Rodrigues è un leader nazionale del Movimento dei Lavoratori Senza Terra (MST).

Nicolas Allen è caporedattore di Jacobin e dottorando in storia dell’America Latina alla Stony Brook University (SUNY).

Available in
EnglishSpanishPortuguese (Brazil)GermanFrenchItalian (Standard)TurkishRussianArabicHindi
Author
Nicolas Allen
Translators
Micaela Genchi, Sara Amoruso and ProZ Pro Bono
Date
22.01.2026
Source
JacobinOriginal article🔗
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