Circa una settimana fa, un uomo di 67 anni di nazionalità sudanese, Mubarak Qamar Eddin, è morto nella stazione di polizia di Shorouk. La notizia della morte è stata diffusa dalla pagina Facebook della comunità sudanese in Egitto, che conta decine di migliaia d’iscritti.
Secondo il post, la polizia ha arrestato Qamar Eddin vicino casa mentre tornava da una panetteria nelle vicinanze. Soffriva di diabete e insufficienza renale. La sua famiglia è riuscita a fare arrivare le medicine in stazione e l’ambasciata sudanese aveva iniziato a organizzare il rilascio. Ma dopo nove giorni in prigione Qamar è morto.
Qamar Eddin era un rifugiato regolarmente registrato, in possesso di una tessera dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) che confermava il suo status, rinnovato in ottobre. Però non possedeva un valido permesso di soggiorno rilasciato dal Dipartimento Passaporti, Immigrazione e Nazionalità del Ministero dell’Interno. Aveva invece una ricevuta dell’appuntamento per il rinnovo del permesso di soggiorno, fissato per il 2 settembre 2027.
Il suo caso è uno tra migliaia: rifugiati, sostenitori dei diritti civili e una fonte interna della sicurezza hanno parlato con Mada Masr raccontando che negli ultimi mesi in Egitto c’è stato un aumento di arresti, detenzioni ed espulsioni forzate di rifugiati, indipendentemente dal loro status legale.
“Non possiamo muoverci,” dice Nasr Eddin, un rifugiato cinquantenne del Sudan arrivato in Egitto nel 2016. “La gente viene arrestata anche se ha i documenti. Conosco molte persone che sono state in prigione. C’è una sensazione generale di terrore. Alcuni hanno paura a uscire anche solo per fare la spesa. I pulmini della polizia pattugliano le strade in continuazione.”
Ahmed, un rifugiato sudanese che prima lavorava a progetti comunitari con i rifugiati sudanesi organizzati dal Centro per i Servizi di Sviluppo, descrive un caso simile che è finito con l'espulsione. Tre settimane fa la polizia ha arrestato un rifugiato sudanese sul posto di lavoro nel quartiere di Ard al-Lewa a Giza perché non aveva con sé i documenti. La sua famiglia ha subito portato la tessera UNHCR e la prova di un appuntamento per il rinnovo della residenza, ma ormai la polizia aveva già sporto denuncia per mancanza di documenti.
Durante la prigionia si è ammalato e ha sofferto. La polizia ha ripetutamente convocato la famiglia perché portasse delle medicine finché non è stato emesso un ordine di espulsione, nonostante la tessera UNHCR in corso di validità.
Visto che le sue condizioni di salute continuavano a peggiorare, la famiglia si è rivolta a un intermediario che ha velocizzato le procedure necessarie all’ambasciata sudanese e al Dipartimento Passaporti, Immigrazione e Nazionalità, e ha comprato un biglietto per farlo tornare in Sudan: il costo della procedura si aggira intorno alle 13mila lire egiziane. Alla fine è stato espulso.
I rifugiati etiopi hanno raccontato di casi simili a Mada Masr. Nasr, un leader comunitario tra i rifugiati etiopi in Egitto, cita il caso di una donna etiope che è detenuta dal 20 gennaio nella stazione di polizia di Dar al-Salam, dopo essere stata fermata mentre andava al lavoro. La polizia sostiene che aveva il permesso di soggiorno scaduto, anche se aveva con sé un documento che dimostrava l’appuntamento per il rinnovo e la tessera UNHCR in corso di validità.
Suo marito ha fatto appello all’UNHCR raccontando le misere condizioni della sua prigionia e chiedendo garanzie per evitare l’espulsione forzata. L’agenzia ha risposto che stava seguendo il caso dal 22 gennaio, ma la donna è ancora in prigione.
Il mese scorso, tre rifugiati etiopi hanno detto a Mada Masr che conoscono casi di rifugiati etiopi imprigionati ed espulsi dopo che il loro permesso di soggiorno era scaduto, nonostante avessero la tessera “blu” dell’UNHCR che dimostrava lo status di rifugiati. Messi sotto pressione, hanno firmato moduli di consenso all’espulsione senza capirli per via dell’ostacolo della lingua e successivamente sono stati deportati in paesi terzi.
L'ufficio stampa dell’UNHCR ha detto a Mada Masr di aver ricevuto recentemente “resoconti da famiglie di persone detenute” e che continua a collaborare con le autorità predisposte attraverso i canali ufficiali per la difesa di un regolare processo e assicurarsi che la protezione internazionale venga rispettata. L’ufficio ha sottolineato l’attenzione dell’UNHCR al “rispetto dei principi rilevanti fondamentali, incluso il principio di non-respingimento.”
Karim Ennarah, direttore del settore ricerca presso l’Iniziativa Egiziana per i Diritti della Persona (EIPR) racconta a Mada Masr che dalla seconda metà del 2024 il governo egiziano ha lanciato una vasta campagna che colpisce i rifugiati con arresti, detenzioni ed espulsioni. Riferisce che nelle tre settimane precedenti, il ritmo di queste operazioni ha raggiunto un livello mai visto, portato avanti con il pretesto di controlli periodici sui permessi di soggiorno e di un censimento degli immigrati irregolari.
Secondo Ennarah, solo nelle ultime due settimane di gennaio i gruppi di protezione dei rifugiati hanno ricevuto lamentele per la detenzione di circa cinquemila rifugiati o immigrati, molti dei quali sudanesi, ma anche siriani e altri cittadini africani. Le campagne hanno largamente preso di mira rifugiati e stranieri, in particolare persone del Sudan e di altre nazionalità africane, anche Siriani, indipendentemente dal loro status o dai documenti di soggiorno, dal momento che persone con permessi di soggiorno in corso di validità e tessere UNHCR sono state anch’esse deportate.
Quando i rifugiati vengono imprigionati, di solito le famiglie cercano di contattare l’UNHCR di modo che l’agenzia possa fare intervenire i loro partner legali. Ma Ennarah e Ahmed sostengono che spesso la polizia nega l’accesso ai detenuti, impedendo ai rappresentanti dell’UNHCR e agli avvocati di vederli, di fatto negando loro rappresentanza legale.
“Parliamo di una strategia sistematica, non di casi isolati che accadevano in passato perché un poliziotto non sapeva cos’era una tessera blu o non conosceva l’UNHCR”, dice Ennarah.
Una fonte del Ministero dell’Interno che ha preso parte nelle recenti campagne di arresto contro i rifugiati ha confermato questo racconto. Secondo la fonte, il Dipartimento Passaporti, Immigrazione e Nazionalità periodicamente emette ordini per eseguire quella che internamente chiamano “la campagna degli stranieri”. Queste operazioni di solito sono condotte in aree con un’alta concentrazione di stranieri, spesso a Giza e Nasr City.
Le tempistiche delle campagne, dice la fonte, sono determinate da alti ufficiali all’interno del dipartimento. Possono avvenire una o due volte al mese o più di frequente, e andare avanti per un periodo prima di fermarsi “a discrezione di chi è al comando”.
“Mi è stato ordinato di partecipare alle ultime tre campagne,” racconta la fonte. “Tutto è eseguito secondo le direttive dei capi del dipartimento.”
La fonte aggiunge che non c’è l’ordine di prendere di mira una nazionalità specifica, ma piuttosto di fermare chiunque venga identificato come straniero e chiedergli i documenti. “Se i documenti sono in ordine, li lasciamo andare. Altrimenti li arrestiamo.”
I detenuti vengono interrogati sul rinnovo del permesso di soggiorno e gli viene chiesto di pagare la somma di mille dollari per la tassa di regolarizzazione. Se non possono pagare, gli chiedono se può farlo qualcun altro per loro. Se pagano vengono rilasciati temporaneamente. Ma se il permesso di soggiorno è scaduto da molto tempo o se la persona è entrata nel paese irregolarmente, allora vengono espulsi.
In Egitto, un richiedente asilo per prima cosa fa domanda all’ufficio UNHCR a 6th of October City e successivamente riceve un messaggio con la data del colloquio. Durante il colloquio, chi è in possesso di tutti i documenti riceve la tessera gialla di richiedente asilo, mentre chi non ha i documenti riceve un certificato bianco. Dopo aver superato i colloqui che verificano lo status di rifugiati, alcuni ricevono la tessera blu che riconosce ufficialmente il suddetto stato.
La seconda parte della procedura consiste nell’ottenere un permesso di soggiorno dal Dipartimento Passaporti, Immigrazione e Nazionalità. Chi è in possesso di una tessera gialla o blu può richiedere un appuntamento e fare domanda di residenza.
Questi documenti vanno rinnovati: le tessere gialle ogni diciotto mesi, le tessere blu ogni tre anni e i permessi di soggiorno ogni anno.
Nella pratica però, la procedura di rinnovo si protrae per mesi. Wagdy Abdel Aziz, direttore del South Centre per i diritti dei rifugiati, spiega che anche se i permessi di soggiorno vanno rinnovati ogni anno, i candidati spesso ricevono appuntamenti per mesi dopo, o gli viene detto di “tornare l’anno prossimo.”
Durante questi intervalli le persone sono senza uno status legale e perciò a rischio di arresto. Abdel Aziz attribuisce i ritardi innanzitutto a una mancanza di personale nel dipartimento rispetto al numero di domande, creando continui rinvii.
Dopo che lo scoppio della guerra in Sudan ha aumentato gli spostamenti in Egitto, il governo ha emanato un decreto nel settembre del 2023 chiedendo agli stranieri di regolarizzare il loro status se avevano un padrone di casa egiziano e potevano pagare la somma di mille dollari. Nel 2024, Mada Masr ha riferito come queste tasse abbiano spinto molti sudanesi appena arrivati a chiedere asilo tramite l’UNHCR.
L’aumento di arrivi ha messo ancora più pressione sulle risorse già limitate dell’UNHCR, rallentando sia la registrazione che il rinnovo dei documenti. Negli ultimi due anni l’agenzia ha sofferto un drastico taglio di fondi che ha interrotto molti dei servizi per i rifugiati.
I ritardi più gravi arrivano dal Dipartimento Passaporti, Immigrazione e Nazionalità. Fino a poco tempo fa, il dipartimento faceva colloqui per il rilascio e il rinnovo dei permessi di soggiorno solo a seicento rifugiati e richiedenti asilo al giorno, mentre il numero dei rifugiati e richiedenti asilo aveva già superato il milione, secondo la ultime stime di gennaio dell’UNHCR. Di conseguenza, molti rifugiati hanno dovuto aspettare da due a tre anni per il rinnovo di un permesso di soggiorno della validità di un anno, dopo che nell’aprile del 2025 il governo ha esteso la sua precedente durata di sei mesi.
A metà dicembre l’UNHCR ha annunciato che il dipartimento aveva aumentato il numero dei colloqui giornalieri a mille, abbreviando i tempi. Ma il miglioramento non è riuscito a risolvere il problema delle liste di attesa.
Secondo Samy al-Baqir, portavoce del comitato degli insegnanti sudanesi in Egitto, i tempi di attesa per il rinnovo della residenza superano ancora l’anno e mezzo. Questo significa che molti rifugiati aspettano a lungo il rinnovo, a volte più della validità delle loro tessere UNHCR, e i nuovi permessi di soggiorno possono già essere scaduti al momento del rilascio.
Una fonte dell’ONU conferma i tempi lunghi per il rinnovo del permesso di soggiorno, aggiungendo che una volta la polizia era più clemente verso i possessori di tessere gialle e blu dell’UNHCR con permessi di soggiorno scaduti in attesa di rinnovo. Ora però la minaccia alla loro sicurezza è aumentata, dice la fonte a Mada Masr.
Ennarah pensa che la situazione rifletta il cambio di atteggiamento del governo egiziano verso i rifugiati, avvenuto dalla seconda metà del 2024 e coinciso con l’arrivo in massa di sudanesi in fuga dalla guerra. Storicamente l’Egitto ha sempre avuto una posizione aperta, offrendo un minimo di protezione, inclusa la tutela contro l’espulsione forzata. Le espulsioni avvenivano ma erano casi rari .
Per Ennarah negli ultimi due anni l’eccezione è diventata la regola. Il governo ha adottato uno schema di campagne di sicurezza ricorrenti che prendono di mira quartieri del Cairo, Alessandria e altre città con un alto numero di rifugiati, facendo irruzione nelle case e conducendo arresti, pratiche che l’EIPR ha documentato in un report di agosto.
Ennarah fa riferimento a numeri comparsi in una relazione pubblicata da inviati speciali dell’ONU il 13 gennaio sullo stato attuale dei diritti dei rifugiati. Descritta da Ennarah come la testimonianza del “collasso del sistema di protezione dei rifugiati e dei migranti in Egitto,” la relazione ha scoperto che i casi documentati di rifugiati trattenuti dalla polizia, in possesso o meno di un permesso di soggiorno valido, sono passati da circa duecentocinquanta nel primo trimestre del 2024 a millecentoventicinque nel primo trimestre del 2025.
Documenta inoltre un aumento del 121% degli arresti di persone registrate presso l’UNHCR tra gennaio e agosto 2025 rispetto allo stesso periodo nell’anno precedente, così come una crescita del 150% da un anno all’altro di denunce di espulsioni di rifugiati registrati, richiedenti asilo e persone già prenotate per la registrazione.
La relazione avverte del rischio sempre maggiore per i rifugiati in Egitto, a causa del “non riconoscimento delle ricevute degli appuntamenti per la registrazione come un valido mezzo di protezione prima della completa registrazione, l’impossibilità di ottenere un permesso di soggiorno in tempi consoni e il rischio maggiore di arresti ed espulsioni arbitrarie.” Per Ennarah è una situazione in cui “si viene di fatto spinti nell’illegalità.”
Continua dicendo che le campagne non fanno distinzione tra rifugiati e migranti, o tra chi ha un valido permesso di soggiorno e chi non ce l’ha. Alcuni rifugiati sono stati espulsi nonostante avessero permessi di soggiorno validi che sono stati confiscati dalla polizia, che poi li ha fatti perseguire senza documenti, causando il loro trasferimento all’ufficio passaporti o all’Agenzia Nazionale per la Sicurezza, che ha quindi emesso ordine di espulsione.
Mentre c’è stata un’attenzione particolare nel cercare ed espellere rifugiati sudanesi, Ennarah dice che la situazione assomiglia sempre di più a una persecuzione del colore della pelle.
“L’ho visto accadere più volte alla stazione della metro di Dokki,” racconta. “È un’area con molti immigrati. Se mentre aspetti vedi una persona sudanese, in meno di un minuto comparirà un poliziotto a chiedergli i documenti. Senza voler esagerare, la polizia può fermare qualunque persona di colore che cammina per strada in Egitto, chiedergli i documenti e arrestarla. Se sono fortunati forse riescono a uscire.”
Ennarah fa notare di aver ricevuto molti resoconti di incidenti simili accaduti a keniani, nigeriani e altri migranti africani.
Una migrante keniana racconta a Mada Masr che la polizia ha confiscato il suo passaporto a metà dicembre dopo averla fermata a Maadi. I poliziotti le hanno detto che stavano cercando una donna delle pulizie nigeriana accusata di furto.
L’Egitto ha emanato la legge sull’asilo a dicembre 2024, affidando formalmente al governo la responsabilità di revisionare e approvare le richieste di asilo, ruolo che era stato dell’UNHCR per decenni.
Eppure non ci sono ancora segni tangibili che il nuovo sistema di asilo sia entrato in vigore. La legge prevede la formazione di un comitato permanente per le politiche dei rifugiati che valuti le domande di asilo entro tre mesi dalla richiesta, così come l’implementazione delle norme entro sei mesi. Niente di tutto ciò è stato fatto.
Ennarah indica i lati positivi che la legge promette con la sua implementazione, come garantire ai rifugiati il diritto al lavoro, alla sanità e all'educazione. Ma teme che “tutto questo sarà inutile” sotto una politica esecutiva che manca del "pilastro fondamentale: il divieto di espulsione e la protezione legale che assicura che un individuo non venga rimandato nel paese di origine.”
La legge inoltre arriva sullo sfondo degli accordi strategici di collaborazione tra Egitto e Unione Europea per il 2024-2027, che includono la cooperazione nel contenere il traffico dei rifugiati e dei migranti nel Mediterraneo. Allo stesso tempo, la retorica ufficiale degli ultimi due anni ha enfatizzato come l’Egitto dia asilo a nove milioni di “ospiti”, come li descrivono le autorità, una cifra che per il governo supera la capienza del paese in un momento di crisi economica. La cifra si riferisce al totale dei migranti internazionali che risiedono in Egitto, inclusi i rifugiati. Campagne online parallele hanno amplificato una narrativa xenofoba, dando la colpa ai rifugiati per le difficoltà economiche, la disoccupazione e la criminalità.
La scorsa settimana Saheeh Masr ha citato una campagna online su X contro i rifugiati, che ha coinciso con il recente aumento delle espulsioni. Secondo il post, la campagna è guidata da account che hanno condotto simili campagne anti-rifugiati negli ultimi due anni.
Con l’aumentare delle campagne, le ambasciate sudanese e siriana al Cairo hanno esortato i loro cittadini che risiedono o chiedono asilo in Egitto ad avere sempre con sé le tessere di rifugiati e i permessi di soggiorno in corso di validità. L’ambasciata siriana ha descritto le misure come “campagne periodiche d’ispezione” sullo status legale di tutti i cittadini stranieri, definendola un’ordinaria procedura che si ripete ogni anno. L’ambasciatore sudanese al Cairo Eman Eddin Adawy ha espresso apprezzamento per quella che chiama un’agevolazione concessa ai cittadini sudanesi dal governo egiziano e dice che sta monitorando “le continue campagne della stampa per minare la santità delle relazioni tra Sudan ed Egitto.”
Ma i rapporti sui diritti e svariate fonti parlano di un clima diffuso di terrore alimentato da campagne di arresti ed espulsioni e dall’incertezza legale intorno allo status di residenza, un clima che spinge molti rifugiati ad aver paura di uscire dai loro quartieri, anche per andare al lavoro, portare i figli a scuola o fare semplicemente la spesa.
