La procura ha acconsentito a esaminare una denuncia nei confronti della Società ausiliaria ferroviaria (CAF) per il suo coinvolgimento nella costruzione e nella manutenzione di due linee tranviarie israeliane all’interno dei Territori palestinesi occupati (OPT). La decisione risponde a una denuncia presentata da sei organizzazioni della società civile contro il consiglio di amministrazione dell’azienda basca. Tale denuncia sostiene che il suo coinvolgimento nel “Piano generale dei trasporti di Gerusalemme”, progetto israeliano che comprende l’installazione e la manutenzione di 27 chilometri di binari ferroviari nelle zone annesse dagli occupanti, viola le norme del diritto umanitario internazionale riconosciute dalla Convenzione di Ginevra e due articoli del codice penale spagnolo. Le organizzazioni che l’hanno depositata sono Novact, la Comunità palestinese della Catalogna, la Commissione per la solidarietà alla causa araba, Observatori DESCA, Pace con dignità e SUDS, rappresentate da Centro Guernica 37. “CAF genera enormi profitti dalla politica di occupazione e dal regime di apartheid subiti dal popolo palestinese. Riteniamo esista una responsabilità giuridica per questi reati quindi, a fronte del silenzio di governi e istituzioni, abbiamo deciso di prendere l’iniziativa”, ha riferito a CTXT un membro di SUDS, una delle organizzazioni che hanno depositato la denuncia in procura in modo che si arrivi poi a un processo giudiziario.
Nello specifico, l’accusa si concentra sul fatto che i progetti dell’azienda ferroviaria sono direttamente o indirettamente responsabili del trasferimento forzato della popolazione palestinese e del consolidamento di un regime che unisce segregazione razziale a pratiche disumane.
CAF, che ha sede a Beasain (Gipuzkoa), era già stata oggetto di attenzione l’anno scorso nel rapporto “From the Economy of Occupation to the Economy of Genocide” (“Dall’economia di occupazione all’economia del genocidio”), stilato dalla relatrice speciale delle Nazioni Unite Francesca Albanese, come una delle multinazionali che ha generato maggiore profitto dalla politica di insediamenti illegali supportata dal governo israeliano in Palestina. “La compagnia basca si è unita a un consorzio insieme a un’azienda israeliana (Shapir Engineering and Industry Ltd) presente nella banca dati dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR) per curare la manutenzione ed espandere la Linea Rossa della tranvia di Gerusalemme e costruire la nuova Linea Verde, in un momento in cui altre compagnie avevano rinunciato per via delle pressioni internazionali. “Queste linee collegano gli insediamenti con Gerusalemme ovest”, sottolinea la relatrice nel rapporto. Nel 2022 il PNC (la Rete nazionale dei punti di contatto), l’ente responsabile di mediare nei conflitti causati dal comportamento scorretto delle multinazionali, ha riconosciuto che le operazioni di CAF nella Palestina occupata costituiscono “una chiara violazione del diritto internazionale”.
Tuttavia, ha ammesso anche la propria incapacità di risolvere la questione, poiché al momento non esistono norme che impongano alle corporazioni di rispettare il diritto internazionale. È ciò che gli esperti definiscono “architettura legale dell’impunità”: una struttura normativa asimmetrica in cui gli interessi aziendali prevalgono sugli obblighi. Per legittimare questo processo, le aziende si affidano a una fitta rete di protezione legale che comprende il governo stesso (tramite politiche economiche di sicurezza), i paesi ospitanti, che deregolamentano le leggi per agevolare l’attività economica straniera, e i tribunali arbitrali, le cui decisioni vincolanti finiscono sempre per favorire le multinazionali.
La procura ha accettato la denuncia proprio per verificare se gli investimenti avviati nel 2019 dall'azienda ferroviaria basca nella rete tranviaria di Gerusalemme rientrano nella giurisdizione penale del sistema giudiziario spagnolo e violano la Quarta Convenzione di Ginevra, che vieta il trasferimento della popolazione in un contesto di occupazione illegale. Nel 2024 la Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) ha deliberato che non solo la presenza militare israeliana nei territori palestinesi è illegale, ma lo sono anche le colonie occupanti e il controllo esercitato sulle infrastrutture e le risorse.
CAF si difende sostenendo che la sua inclusione nella lista nera dell'OHCHR, avvenuta lo scorso settembre per la sua complicità nel regime di apartheid israeliano, “risulta incompatibile con la realtà delle operazioni” svolte sul campo. Subito dopo aver appreso di essere stata inclusa nella banca dati delle Nazioni Unite, la compagnia ha rilasciato una dichiarazione in cui affermava che il progetto della tranvia di Gerusalemme è di carattere strettamente tecnico e neutro. “Fornisce l’infrastruttura essenziale per il trasporto pubblico a beneficio di tutte le comunità in egual misura e senza discriminazione, consentendo quindi l’esercizio di diritti umani fondamentali”, spiega. La multinazionale basca aggiunge che le informazioni pubblicate dall’OHCHR non hanno valore legale. “Tuttavia, usandole come strumento a fini politici, si rischia di minare la fiducia nel sistema pensato per la trasparenza, non per l’imposizione di sanzioni”, afferma CAF in un comunicato stampa.
La tranvia di Gerusalemme è uno dei progetti più importanti alla base della trasformazione urbana della città ed è progettata dall’autorità dei trasporti israeliana, il cosiddetto “Jerusalem Transportation Master Plan Team” (Gruppo per il piano generale dei trasporti di Gerusalemme, JTMT). Nel 2019 è stata indetta una gara d’appalto per la costruzione di diverse linee tranviarie, vinta dal consorzio “TransJerusalem J-Net Ltd”, composto da CAF e dall’azienda israeliana Shapir. Il costo del progetto supera gli 1,8 miliardi di euro. Lo scopo è integrare gli insediamenti israeliani illegali a Gerusalemme Est con il centro urbano della zona ovest, ma il progetto non esclude la realizzazione, la manutenzione e l’espansione di nuove linee ferroviarie verso gli insediamenti israeliani (occupazioni) sul suolo palestinese.
Potendo collegare diverse zone della città, molte delle quali sottratte alla popolazione palestinese, il tram è divenuto la colonna portante di vari insediamenti illegali sparsi per Gerusalemme, consolidando così, secondo le organizzazioni della società civile, “una duplice realtà urbana basata sulla discriminazione sistematica della popolazione palestinese”.
Un esempio di priorità nel progetto della tranvia a cui partecipa CAF riguarda la disposizione delle fermate. Circa l’83 per cento di quelle costruite lungo i 6,8 chilometri della Linea Rossa serve insediamenti israeliani. In totale, nei territori occupati ci sono 33 fermate, rispetto alle 6 che servono esclusivamente quartieri palestinesi.
Quelle previste lungo i 20 chilometri della Linea verde, ancora in costruzione, saranno ancora più restrittive verso la popolazione locale, poiché questa disporrà di sole due fermate collocate nei pressi di diversi insediamenti illegali.
Il contratto firmato dal JTMT con il consorzio di imprese basche include anche la progettazione e la fornitura di 114 nuovi tram per la futura Linea Verde e la ristrutturazione di 46 unità attualmente in servizio sulla Linea Rossa. Inoltre, CAF fornisce l’attrezzatura per i sistemi di segnalazione, alimentazione e comunicazione lungo l’intera rete ferroviaria, ed è responsabile del funzionamento e della manutenzione di entrambe le linee: per i prossimi 15 anni nel caso della Linea Rossa, e per 25 anni per la Linea Verde. L’investimento del gruppo basco in questo progetto supera i 500 milioni di euro, ma si stima che genererà ricavi pari a circa un miliardo di euro. Il fatto che il suo nome appaia nel rapporto sull’economia di occupazione e genocidio di Francesca Albanese non ha avuto un grosso impatto su CAF. A Oslo ha stretto un accordo da oltre 150 milioni di euro per la fornitura di 20 carrozze della metropolitana. A Barcellona ha stipulato un contratto con TMB (Transports Metropolitans de Barcelona) per rinnovare 34 carrozze sulle linee L3 e L5 per 82,2 milioni di euro. Tuttavia, a Bogotá è stata esclusa dall’appalto per la seconda linea della metropolitana, mentre in Portogallo ne ha perso uno a favore dell’azienda francese Alstom relativamente al più grosso contratto di costruzione di treni nella storia del Paese, del valore di oltre 800 milioni di euro. Nonostante tutto questo, tra il 2023 e il 2025 il portafoglio ordini di CAF è aumentato di oltre due miliardi di euro, mentre lo scorso anno gli utili della società hanno raggiunto la cifra record di 146 milioni di euro.
