Quattro attivisti potrebbero ricevere una condanna per terrorismo il mese prossimo, nonostante non siano mai stati giudicati colpevoli di reati di terrorismo.
Charlotte Head, Samuel Corner, Leona Kamio e Fatema Rajwani sono tra i tanti attivisti di Palestine Action accusati di aver fatto irruzione in una fabbrica di armi israeliana a Bristol nel 2024.
All'inizio di questo mese, il Tribunale Penale di Woolwich li ha giudicati colpevoli di danneggiamento, e Corner ha subito una condanna anche per lesioni personali gravi senza dolo.
Altri due, Zoe Rogers e Jordan Devlin, sono stati assolti nonostante avessero dichiarato in aula di avere orgoglio delle proprie azioni.
Durante il processo, alla giuria è stato chiesto di decidere se la parte fosse imputabile penalmente, ma non è stato reso noto che esisteva anche una "matrice terroristica".
Alla giuria, composta da 12 membri, è stato inoltre vietato di ascoltare le motivazioni per cui la parte imputata aveva scelto di prendere di mira l'azienda di armi israeliana, privando così l'azione di ogni contesto, nello specifico il genocidio a Gaza.
Spetta ora alla magistratura giudicante decidere se applicare alla condanna la "matrice terroristica" e, in caso affermativo, le ramificazioni saranno enormi.
A differenza della maggior parte delle persone detenute nel Regno Unito, che scontano circa il 40% della pena, loro dovrebbero scontarla per intero, salvo che riescano a convincere una commissione per la libertà vigilata di essersi "ravveduti" dopo aver scontato almeno i due terzi della condanna.
Una volta rilasciati, potrebbero essere trattati come terroristi per decenni.
E tutto questo potrebbe accadere senza che una giuria le abbia mai dichiarate colpevoli di alcun reato di terrorismo, segnando il primo caso in cui degli attivisti rischiano il perseguimento penale in base alle vigenti disposizioni antiterrorismo.
Come siamo arrivati a questo punto?
Il Terrorism Act (2000) definisce un'azione come "terrorismo" se essa:
a. Comporta gravi violenze contro una persona
b. Comporta gravi danni alla proprietà
c. Mette in pericolo la vita di una persona, diversa da chi commette l'azione
d. Crea un grave rischio per la salute o la sicurezza della cittadinanza o di una parte di essa
e. È progettata per interferire gravemente con un sistema elettronico o per interromperlo gravemente
E se essa:
a. È progettata per influenzare il governo o un'organizzazione governativa internazionale, o per intimidire la cittadinanza o una parte di essa
b. Viene compiuta allo scopo di far avanzare una causa politica, religiosa, razziale o ideologica
Durante il dibattito sulla legge,il Ministro dell'Interno in carica all'epoca, Jack Straw, aveva rassicurato il Parlamento, affermando che tali definizioni “non avrebbero colpito la stragrande maggioranza dei cosiddetti gruppi di attivisti interni esistenti nel Paese”.
Ciò includeva realtà come Greenpeace, impegnate in campagne di azione diretta su questioni che spaziavano dal militarismo all'ambiente.
Il sottosegretario al Ministero dell'Interno, Charles Clarke, aveva aggiunto che i nuovi poteri di messa al bando sarebbero stati utilizzati solo “in caso di assoluta necessità”.
A tal proposito, era ampiamente inteso che la legge non mirasse a consentire la designazione dell'attivismo come terrorismo sulla base di danni materiali che non costituissero una minaccia per la vita o la sicurezza.
Nel 2021, il Counter-Terrorism and Sentencing Act ha permesso all’accusa di applicare una "matrice terroristica" a un caso penale con criteri molto meno stringenti rispetto al passato.
Ha consentito che ai reati non terroristici, con pene superiori ai due anni di reclusione, venisse applicata una condanna con una "matrice terroristica" senza che tali elementi d'accusa fossero mai discussi davanti a una giuria.
Una delle poche voci fuori dal coro contro questo emendamento fu quella di Lord Marks, che ha fatto notare come condannare le persone sulla “base di una decisione presa da una singola figura giudicante, senza l'audizione di alcuna prova... andrebbe contro i principi del nostro ordinamento penale”.
Ha inoltre aggiunto: “Nessuno dovrebbe subire una condanna per un reato se non sulla base di prove ammissibili, contestabili in un processo e, in caso di Tribunale Penale, ascoltate da una giuria”.
Il 6 agosto 2024,gli attivisti di Palestine Action hanno fatto irruzione in una struttura della Elbit Systems a Filton, Bristol.
All'interno della fabbrica si sono scontrati con il personale di sicurezza – una delle guardie avrebbe colpito un attivista con una mazza – e hanno distrutto beni di proprietà, inclusi droni militari.
Alcuni attivisti sono stati fermati sul posto e trattenuti secondo le normali disposizioni penali, ma dopo 36 ore hanno subito un nuovo arresto ai sensi dell'articolo 5 del Terrorism Act.
L'articolo 5 “istituisce il reato di preparazione di un atto di terrorismo o di assistenza a terzi nel commettere un atto di terrorismo”. Chiunque venga riconosciuto colpevole è punibile con l'ergastolo.
La risposta della polizia è stata così estrema che un gruppo di relatori speciali delle Nazioni Unite ha lanciato l'allarme.
In una lettera inviata al governo del Regno Unito, hanno evidenziato come “la polizia britannica abbia esercitato poteri significativi ai sensi della legislazione antiterrorismo nonostante l'assenza di un legame credibile tra la condotta degli attivisti e il terrorismo propriamente definito”.
Alla fine gli attivisti di Filton non sono state incriminate ai sensi del Terrorism Act. Tuttavia, l’Ufficio della Procura della Corona(CPS) ha successivamente annunciato che avrebbe chiesto alla corte di riconoscere una "matrice terroristica" ai sensi del Counter-Terrorism and Sentencing Act nel primo processo contro di loro.
Questa è stata la prima volta in cui tali disposizioni sono state usate contro l'attivismo, ponendo, sembra, le basi per la messa al bando dell'intera organizzazione Palestine Action.
I documenti visionati da Declassified rivelano come il governo del Regno Unito stesse valutando la messa al bando di Palestine Action già prima dell'azione di Filton.
Un rapporto del Polizia Antiterrorismo (CTP) datato 27 giugno 2024 (circa cinque settimane prima dell'incidente), discute di una riunione con la procura in merito alle “implicazioni in termini di risorse per la CTP” qualora Palestine Action fosse stata “dichiarata gruppo terroristico”.
Il rapporto conteneva una matrice delle minacce della CTP, identificando quattro tipologie di "attivismo", spaziando dall'«attivismo legale» al «terrorismo» come definito dal Terrorism Act.
Secondo i legali degli attivisti, questa linea temporale suggerisce che la "matrice terroristica" sia stata aggiunta all'azione di Filton al fine di costruire una base legale per mettere al bando l'intero gruppo.
“Gli organi decisionali competenti erano consapevoli che, affinché Palestine Action potesse essere messa al bando come entità terroristica anziché come attivismo aggravato di alto livello, sarebbe stata necessaria l'esistenza di un'organizzazione ‘terroristica’ ”, ha argomentato la difesa durante un'udienza per vizio procedurale l’anno scorso.
Ha aggiunto che tali agenzie necessitavano di casi concreti di "terrorismo" per procedere al bando, e che la prima udienza di Filton è stata “formulata in modo da consentire a Palestine Action di rientrare nella definizione di organizzazione terroristica”.
In effetti, la Ministra dell'Interno Yvette Cooper ha fatto leva sulla questione della "matrice terroristica" per giustificare in Parlamento la sua decisione di mettere al bando Palestine Action lo scorso giugno.
Due mesi dopo, ha scritto anche sull'Observer che le accuse contro gli attivisti di Palestine Action includono una "matrice terroristica", nel tentativo di spiegare la decisione di messa al bando..
Quell'articolo era stato pubblicato nonostante i pareri interni avessero avvisato che rischiava di pregiudicare il procedimento penale contro gli attivisti di Filton, suggerendo che la priorità assoluta fosse la messa al bando.
Mentre la "matrice terroristica" nel caso di Filton è servita a giustificare la messa al bando, resta poco chiaro come le autorità abbiano stabilito quando un reato di danneggiamento legato a una protesta superi la soglia e diventi terrorismo.
Palestine Action ha condotto centinaia di campagne di azione diretta da quando è stata fondata nel 2020 (p. 3). Tuttavia, al momento della messa al bando, le autorità facevano riferimento solo a tre incidenti che avrebbero raggiunto la soglia del "terrorismo" (pp. 3-4).
Cosa li ha resi diversi? (p. 4)
L'anno scorso, all'Ufficio del Procuratore Generale britannico (AGO) è stato richiesto, ai sensi della legge sulla libertà di informazione (FOI), di fornire “documenti programmatici, note esplicative, circolari o linee guida legali emesse per la magistratura inquirente” in merito a quando applicare la «matrice terroristica» ai reati.
Sono state inoltre richieste le linee guida interne relative al “trattamento dei casi legati alle proteste nei quali si possa configurare una matrice terroristica”.
L'AGO ha risposto rifiutandosi di confermare o smentire se tali informazioni fossero in suo possesso.
“Qualsiasi documento che possa o meno essere in possesso dell'ufficio in relazione all'applicazione, o alla proposta di applicazione, ai sensi Sentencing Code, di una "matrice terroristica" a procedimenti penali legati a proteste o a danneggiamenti, rientrerebbe nelle funzioni del AG in qualità di consulente legale capo del governo”, ha dichiarato l'ufficio.
Quando sono state chieste le medesime informazioni alla Procura della Corona,, la risposta è stata che “non è in possesso di alcun documento programmatico interno, nota esplicativa, circolare o linee guida legali che rientrino nello specifico ambito della richiesta”.
Nel complesso, sembrerebbe che le autorità britanniche abbiano tracciato una linea invisibile oltre la quale il danneggiamento penale legato alle proteste supera la soglia legale del "terrorismo" – ma alla cittadinanza non è dato sapere dove si trovi.
Nonostante la mancanza di informazioni pubbliche su come venga applicata la "matrice terroristica", i documenti interni e le dichiarazioni ministeriali suggeriscono che le azioni di protesta di alto profilo che causano danni pari o superiori a 1 milione di sterline potrebbero esporre gli attivisti al rischio di una condanna per terrorismo.
E questa linea sembra essere stata tracciata avendo in mente proprio l'attivismo pro-Palestina.
Nel marzo 2025, quando il Joint Terrorism Analysis Centre (JTAC), con sede all'interno dell'MI5, ha raccomandato la messa al bando di Palestine Action, il suo rapporto si è concentrato esclusivamente su tre incidenti che avrebbero causato danni “superiori a 1 milione di sterline” come prova di "terrorismo".
Uno di questi tre incidenti era Filton, descritto nel rapporto del JTAC come "Attacco terroristico del 6 agosto 2024" con "danni stimati... superiori a 1 milione di sterline".
Un altro riguardava un'azione contro l'azienda di armi francese Thales a Glasgow nel 2022, che apparentemente non era stata valutata come terrorismo fino a dopo i fatti di Filton.
Nel 2023, un anno dopo l'azione contro la Thales, un briefing privato per un ministro britannico faceva notare che “Palestine Action non soddisfa la soglia per la messa al bando in quanto non commette, non partecipa, non prepara, non promuove, non incoraggia e non è altrimenti coinvolta in atti di terrorismo”.
Nel 2025, un comitato antiterrorismo scozzese osservava che Palestine Action «si è concentrata su attività di protesta che non sono andate nemmeno vicine a soddisfare la definizione legale di terrorismo».
Ciò che emerge da questa cronologia è che le autorità potrebbero aver sviluppato un nuovo modo di interpretare la soglia del "terrorismo" – basandosi sul filone dei "gravi danni alla proprietà" del Terrorism Act – applicandolo retroattivamente al caso Thales.
Il fatto che le autorità abbiano potuto modificare la propria interpretazione di ciò che costituisce "terrorismo" solleva già di per sé serie preoccupazioni, in particolare considerando che non vi è stata alcuna consultazione parlamentare o pubblica in merito.
Se un'eventuale reinterpretazione della soglia del "terrorismo" è avvenuta dopo l'incidente di Filton, ciò solleverebbe forti dubbi sulle modifiche ex post delle modalità di applicazione della legge.
In altre parole, data l'assenza di precedenti legali, gli imputati non avrebbero avuto modo di sapere che l'incidente avrebbe potuto essere trattato come terrorismo nel momento in cui ha avuto luogo.
Inoltre, si profila il rischio che le aziende di armi private prese di mira da Palestine Action possano avere un incentivo a gonfiare i costi dei danni al fine di inasprire le pene per gli attivisti offrendo potenzialmente un effetto deterrente contro future attività di protesta presso i loro siti.
Nel caso Thales, successivamente utilizzato per giustificare la messa al bando, i costi dei danni erano stati stimati intorno alle 190.000 sterline, con l'azienda che dichiarava “ricavi mancati a causa della chiusura del sito” per 941.000 sterline.
In un altro caso, i costi dei danni relativi a una campagna di Palestine Action presso una fabbrica a Runcorn, Chester, sono stati rivisti al ribasso da 4 milioni a 225.000-345.000 sterline, pari a una riduzione di oltre il 90%.
In più, sembra non esistere alcun quadro normativo volto a garantire che le aziende di armi forniscano resoconti accurati sui danni prima che venga applicata la "matrice terroristica".
Oltre a porre l’enfasi sulle azioni che hanno causato “danni superiori a 1 milione di sterline”, il rapporto del JTAC ha mosso accuse sull'uso della “violenza” da parte di Palestine Action.
Pur ammettendo che fosse “altamente improbabile» che Palestine Action sostenesse la violenza, ha affermato riguardo a Filton che “alcuni degli assalitori si sono recati sul posto con l'intento o la volontà di esercitare gravi violenze contro le persone a sostegno della loro causa politica”.
Cooper ha ribadito queste affermazioni in Parlamento, dichiarando che le persone aderenti a Palestine Action avevano dimostrato “volontà di ricorrere alla violenza”.
Anche il Ministro per la Sicurezza, Dan Jarvis, ha affermato che i membri di Palestine Action «hanno usato la violenza contro le persone» e hanno subito “incriminazioni per una serie di gravi reati, tra cui disordini violenti, lesioni personali aggravate con dolo e furto aggravato in abitazione”.
Le stesse affermazioni sono state sottolineate da esponenti di spicco del Partito Conservatore; la ministra degli esteri ombra Priti Patel ha dichiarato che Palestine Action ha “una lunga storia di violenze”.
Sebbene utilizzate per rafforzare la giustificazione pubblica del bando, resta poco chiaro quale rilevanza abbia avuto la questione della violenza sulla decisione di applicare una "matrice terroristica" alle prime persone imputate di Filton o di mettere al bando Palestine Action nel suo complesso.
Inoltre, da quando la Procura della Corona ha richiesto l'aggiunta della "matrice terroristica" al primo caso di Filton, l'intera parte imputata ha ricevuto l'assoluzione da ben due giurie dall'accusa di qualsiasi intento violento.
Mentre l'incidente di Filton è stato usato per giustificare pubblicamente la messa al bando, il verdetto, in quel caso, dato il riconoscimento dell'assenza di intento violento da parte degli imputati, ha minato la logica pubblica del provvedimento.
E ora, quattro persone imputate nel caso Filton rischiano una condanna come terroristi, nonostante Palestine Action non fosse bandita al momento dell'incidente e l'Alta Corte abbia successivamente dichiarato il bando illegittimo, in attesa di appello.
L'udienza di condanna si terrà il 12 giugno presso il Tribunale Penale di Woolwich. Tre giorni dopo, la Corte d'Appello emetterà la sua sentenza sulla legittimità del bando contro Palestine Action.
La Procura della Corona, il Procuratore Generale e la Polizia Antiterrorismo sono stati contattati per un commento.
John McEvoy è a capo della redazione giornalistica di Declassified UK. John è storico e regista cinematografico il cui lavoro si incentra sulla politica estera britannica e sull'America Latina. Ha conseguito un dottorato di ricerca sulle guerre segrete della Gran Bretagna in Colombia tra il 1948 e il 2009, e attualmente lavora a un documentario sul ruolo della Gran Bretagna nell'ascesa di Augusto Pinochet.
