Pubblicato originariamente su Black Alliance for Peace.
L'arresto di Alyssa Phillip, una leader del movimento Justice for Kaia Sealy, durante le celebrazioni della Festa del Lavoro a Fyzabad, Trinidad e Tobago, rappresenta una chiara dimostrazione di come il potere dello Stato venga impiegato per reprimere legittime richieste di giustizia incentrate sulle persone e costituisce una preoccupante dimostrazione del pieno allineamento del governo con l'abbandono, da parte dell'attuale amministrazione statunitense, perfino della pretesa di mantenere un impegno verso gli standard internazionalmente riconosciuti in materia di diritti umani.
L'arresto avvenuto durante la Festa del Lavoro è stato particolarmente grave. Agenti di polizia in equipaggiamento tattico hanno circondato Phillip e sua madre, accompagnandola poi su un veicolo della polizia. La motivazione ufficiale, secondo cui Phillip non avrebbe potuto partecipare al corteo perché non iscritta a un sindacato, è stata unanimemente liquidata come una "sciocchezza" dai dirigenti sindacali, i quali hanno ricordato che Phillip era stata invitata a partecipare e che le celebrazioni della Festa del Lavoro hanno sempre accolto tutti i cittadini.
Alyssa Phillip, ex compagna di scuola di Sealy, ha organizzato diciannove proteste chiedendo trasparenza e responsabilità per la sparatoria del 20 gennaio che ha coinvolto la polizia e nella quale Joshua Samaroo è stato ucciso e Kaia Sealy è rimasta gravemente ferita. Sealy, madre e parrucchiera senza precedenti penali, è stata estradata dagli Stati Uniti e incriminata per omicidio colposo e per aver sparato con intento di uccidere. I sostenitori del movimento hanno giustamente presentato questo caso come una lotta per la giustizia, i diritti umani, la democrazia e la responsabilità nazionale: questioni che vanno ben oltre anguste tecnicalità giuridiche e richiamano il principio fondamentale secondo cui nessuna istituzione dovrebbe sottrarsi alla responsabilità delle proprie azioni.
Il recente arresto di Phillip fa parte di un più ampio schema repressivo iniziato con l'introduzione delle "no-protest zones" durante lo Stato di Emergenza e intensificatosi, in modo significativo, nel periodo in cui Trinidad ha svolto il ruolo di piattaforma di lancio per il rafforzamento militare statunitense contro il Venezuela. L'autorizzazione concessa dal governo all'accesso delle forze armate statunitensi e alle esercitazioni congiunte alla fine del 2025 ha infatti indicato un più profondo allineamento agli interessi strategici degli Stati Uniti, coinciso con un inasprimento delle misure di sicurezza interne. Tali misure, che vietano le proteste entro un raggio di 500 metri da 15 istituzioni statali fondamentali, sono state adottate poco dopo che le manifestazioni legate al caso Samaroo-Sealy avevano acquisito slancio. In precedenza, Phillip e sua madre erano già state arrestate e successivamente rilasciate su cauzione di 10.000 dollari di Trinidad e Tobago (TT$10.000), con accuse di "comportamento disordinato" e di "aver influenzato l'opinione pubblica in modo pregiudizievole per la sicurezza pubblica" ai sensi del Regolamento sui Poteri di Emergenza, accuse che criminalizzano in modo inquietante il semplice fatto di esprimere il proprio dissenso.
Si tratta di pura e semplice intimidazione: un tentativo di mettere a tacere una voce che le autorità considerano scomoda. L'arresto deve inoltre essere compreso nel più ampio contesto dell'adesione totale del governo ai quadri della politica estera e della sicurezza degli Stati Uniti. Da quando è entrato in carica, il governo dell'UNC ha legato le sorti di Trinidad e Tobago a quelle degli Stati Uniti, ricalcandone la retorica e sostenendone le decisioni geopolitiche più controverse.
Il Primo Ministro ha elogiato apertamente le operazioni militari statunitensi nei Caraibi, dichiarando che "tutti i trafficanti di droga dovrebbero essere uccisi brutalmente", e ha accolto favorevolmente l'espansione della presenza militare statunitense nella regione, compresa l'installazione di un sistema radar di livello militare a Tobago. L'allineamento del governo di Trinidad alle posizioni degli Stati Uniti su Venezuela, Cuba e Iran, procedendo di pari passo nella designazione di Hezbollah, Hamas, dell'IRGC e di Tren de Aragua come entità terroristiche, mentre intensificava l'applicazione delle "no-protest zones" durante il rafforzamento militare contro il Venezuela, rende tali posizioni adottate complici di politiche riconosciute come costitutive di crimini contro l'umanità, crimini di guerra e violazioni della Carta delle Nazioni Unite, in particolare quando tali designazioni e misure di sicurezza servono a criminalizzare il dissenso e a facilitare obiettivi militari stranieri con il pretesto della sicurezza nazionale. Il governo si è persino allontanato dalla storica posizione di neutralità del Caricom e dal principio della "Zone of Peace", arrivando a definire l'organizzazione regionale un "partner inaffidabile".
Questa subordinazione agli interessi statunitensi ha conseguenze sulla legittimità politica interna e sulla sovranità nazionale. L'approccio securitario, che privilegia l'applicazione della legge e le restrizioni rispetto alla responsabilità istituzionale e ai diritti umani fondamentali, rispecchia proprio il modello che gli Stati Uniti hanno esportato a livello globale. La repressione delle proteste con il pretesto della "sicurezza" è una manifestazione di tale allineamento. Quando un governo abbraccia dinamiche di potere esterne che antepongono l'ordine alla giustizia e ai diritti umani, il primo a farne le spese è il dissenso interno.
Il popolo di Trinidad e Tobago merita di meglio. Esprimiamo la nostra solidarietà ad Alyssa Phillip e a tutti coloro che si rifiutano di rinunciare alla verità, alla giustizia e a diritti umani incentrati sulle persone.
