Migration

Il presente che ricostruisce: i giovani a capo della resistenza alla migrazione in Honduras

I giovani e le donne della zona del Lago Yojoa, nell’Honduras occidentale, stanno ricorrendo all’agroecologia, alla ricerca partecipativa e alle microimprese di comunità per dar vita a mezzi di sostentamento rurali dignitosi.
Organizzati in Comitati Locali di Ricerca Agricola (CIAL), i giovani conducono ricerche partecipative sui propri appezzamenti, verificando l’efficacia di sistemi come i semi autoctoni e input biologici, affinchè le comunità possano decidere quali innovazioni adottare. Il Programma di Ricostruzione Rurale (PRR) ha affiancato questo lavoro, unendo la formazione circa l’agricoltura rigenerativa all’emancipazione economica attraverso metodologie basate sullo scambio tra agricoltori. Ad oggi, vi hanno preso parte 300 persone, di cui più di metà giovani donne, contribuendo a colmare il divario di genere in un settore storicamente dominato da uomini.

I giovani e le donne della zona del Lago Yojoa nell’Honduras occidentale si sono affermati come forza trainante di una strategia di ripristino ecologico in un contesto di emergenza ecologica e sociale. Per mezzo dell’agroecologia, stanno dimostrando che è possibile risanare il bacino e, al contempo, costruire un futuro dignitoso. Non si tratta solo di coltivare le terre, ma di coltivare una nuova visione di radicamento e di orgoglio rurale.

L’alba sul bacino del Lago Yojoa è spesso avvolta in una fitta nebbia che abbraccia le montagne dell’Honduras. Per coloro che vivono sulle sue sponde, questo specchio d’acqua è molto più che l’unico lago naturale del Paese, è il cuore della loro identità. Tuttavia, negli ultimi anni, quella stessa nebbia sembra nascondere una dolorosa realtà: una crisi ambientale causata dalla deforestazione e dalle pratiche agricole convenzionali che stanno soffocando la biodiversità e stanno minacciando i mezzi di sostentamento di più di 90.000 persone.

La deforestazione e l’inquinamento hanno compromesso la capacità delle famiglie di far affidamento sui cicli naturali. Questa pressione ecologica si traduce direttamente in una pressione migratoria che incombe sulle famiglie e che, davanti a prospettive limitate, spinge i giovani a cercare opportunità lontano dalle proprie radici.

Delle tecniche adeguate

Organizzati in Comitati Locali di Ricerca Agricola (CIAL), i giovani stanno rispondendo a queste sfide conducendo le proprie ricerche e verificando l’efficacia di tecniche che più si adattano alle loro realtà. Il modello su cui i CIAL si basano è una strategia di ricerca partecipativa in cui un gruppo di agricoltori, selezionati dalla loro comunità, conduce esperimenti controllati sui propri appezzamenti. L’obiettivo è mettere alla prova e verificare l’efficacia di tecniche, come i semi autoctoni o input biologici, in modo che, sulla base dei singoli risultati, le comunità possano decidere quali innovazioni adottare per far fronte al cambiamento climatico.

La nostra organizzazione, il Programma di Ricostruzione Rurale (PRR), ha affiancato questi giovani in qualità di promotori di un modello di sistema alimentare sostenibile che mira a trasformare l’agricoltura di sussistenza in alternative dignitose alla migrazione. La nostra opinione è chiara: la trasformazione del sistema agroalimentare deve partire dall’interno, dalle mani di coloro che hanno ereditato questa terra.

Una risposta alla migrazione

Per un o una giovane nella zona del Lago Yojoa il paesaggio composto da montagne verdeggianti e acque profonde è in netto contrasto con una realtà economicamente soffocante. Storicamente, la mancanza di un mercato equo e il deterioramento del suolo ha creato un circolo vizioso di povertà che sembra essere senza fine. «Se la terra non ci da più da vivere, saremo costretti a cercare un futuro al nord». Questa è una frase che risuona fin troppo spesso in comunità come quelle di Santa Cruz de Yojoa, San Pedro de Zacapa e di altri comuni vicini.

Tuttavia, dal 2022 abbiamo capito che la risposta alla migrazione non consiste nel chiedere ai membri della comunità di rimanere, ma di costruire insieme a loro ragioni economiche e ambientali per farlo. Il principale ostacolo da loro individuato è stata la mancanza di autonomia economica. Senza un reddito dignitoso o un ruolo tecnico che permetta loro di sentirsi protagonisti dello sviluppo della loro regione, essi continuano a vedere la vita nelle zone rurali più come un sacrificio che come un’opportunità.

La sfida, quindi, è stata trasformare l’agricoltura di sussistenza in un modello di sistema alimentare che fosse sia redditizio che resiliente. Per far questo, la nostra strategia si è basata su un approccio globale che unisce la formazione circa l’agricoltura rigenerativa all’emancipazione economica, adoperando metodologie collaudate come il modello CIAL e il movimento “da agricoltore ad agricoltore”.

In questi spazi di apprendimento, l’aula non ha muri. Si apprende nei campi, dove la teoria incontra la pratica. Tale metodologia supera la tradizionale gerarchia che vede gli “esperti” che insegnano agli “studenti”, favorendo, invece, uno scambio orizzontale in cui le conoscenze tradizionali sono arricchite da nuovi approcci come l’agroforestazione. Ad oggi, 300 persone hanno partecipato a questi corsi di formazione. Più di metà erano giovani donne che hanno contribuito a colmare il divario di genere in un settore storicamente dominato da uomini.

I giovani: pionieri di innovazioni tecniche

Questi giovani sono diventati pionieri delle innovazioni tecniche della regione. Non solo studiano la tutela delle foreste e la salute del suolo, ma sono anche formati per portare avanti processi comunitari e formare gli altri. Quando un o una giovane spiega in modo chiaro come la diversificazione delle colture e l’agricoltura rigenerativa possano risanare un appezzamento deteriorato, la comunità comincia a crederci. I giovani non sono più visti come “il futuro che se ne va”, ma come “il presente che ricostruisce”.

Il successo della transizione agroecologica nella zona del bacino si misura non solo in termini di salute del suolo, ma anche in base alla capacità delle famiglie di costruirsi una vita dignitosa per mezzo del loro lavoro. Perciò, i giovani hanno affrontato direttamente la mancanza di opportunità economiche con la creazione di microimprese comunitarie e iniziative economiche sostenibili. Non basta produrre in modo sostenibile, il prodotto di questi sforzi deve rimanere all’interno della comunità.

L’accesso ai sistemi di mercato locali e regionali che garantiscono prezzi equi ha permesso ai giovani di acquisire un’autonomia economica che era prima irraggiungibile. Queste microimprese non sono solo attività commerciali, ma rappresentano spazi di resistenza alla migrazione, all’interno dei quali i giovani generano reddito rafforzando al contempo la propria disponibilità alimentare attraverso una produzione diversificata.

Questo impatto è sostenuto da solide strutture comunitarie quali le Associazioni Rurali di Risparmio e Credito (CRAC), organizzazioni locali gestite dagli stessi membri delle comunità. Tali Associazioni operano attraverso la raccolta dei risparmi dei soci e la concessione di microprestiti a tassi di interesse solidali per iniziative produttive e ambientali. Gestendo i propri sistemi finanziari, i giovani fanno in modo che le risorse siano amministrate secondo una visione collettiva del bene comune.

Uno scambio intergenerazionale di conoscenze

In questo modo, dall’essere una pratica isolata, l’agroecologia diventa un sistema integrato, in grado di garantire alla prossima generazione la possibilità di sfamare sé stessi e la loro regione, mettendo in discussione i modelli di produzione che privilegiano il capitale rispetto alla vita.

Uno dei maggiori risultati raggiunti dai giovani è stato l’aver riconosciuto che la sostenibilità non dipende solo da pratiche tecniche, ma anche dal tessuto sociale. Nella zona del Lago Yojoa, la conoscenza non va perduta, ma si trasforma in un dialogo intergenerazionale.

Tale dialogo si attua in terreni di sperimentazioni comuni. Qui, i giovani avanzano proposte di agricoltura rigenerativa, come i sistemi di agroforestazione o l’utilizzo di microorganismi benefici prelevati dallo strato di lettiera di foglie nelle foreste di montagna, mentre gli agricoltori più esperti offrono la loro conoscenza circa la resilienza di varietà tradizionali di sementi in precedenti periodi di siccità. Questo scambio si formalizza nelle riunioni dei comitati CIAL, dove entrambe le generazioni analizzano insieme i risultati sul campo, facendo in modo che le innovazioni siano adottate solo dopo averne collettivamente verificato la validità.

Le conoscenze tradizionali dei nonni e dei genitori dei cicli della terra sono, così, arricchite dai nuovi approcci agroecologici promossi dai giovani. Questa alleanza garantisce che la saggezza di ieri diventi il fondamento dell’innovazione di oggi. Coinvolgendo i giovani nel processo decisionale e nella gestione finanziaria, viene rafforzata un’eredità vivente di sovranità alimentare e mezzi di sostentamento diversificati.

Questo movimento intergenerazionale rappresenta esso stesso la maggiore garanzia della sostenibilità del progetto. Quando gli agricoltori più anziani vedono i propri figli e nipoti mettere in pratica nuove tecniche con successo, acquisiscono la fiducia necessaria per passare a modelli più sostenibili. I campi smettono di essere luogo di abbandono e diventano aule a cielo aperto dove ogni generazione contribuisce alla ricostruzione dell’ecosistema.

Superare la paura grazie alle dimostrazioni concrete

Dopo più di quattro decenni di lavoro nelle zone rurali dell’Honduras, la lezione principale che abbiamo imparato è che il cambiamento non è lineare. La resistenza al cambiamento di pratiche tradizionali è una sfida reale e umana e la paura dell’ignoto spesso ostacola l’innovazione. Tuttavia, abbiamo scoperto che questa barriera può essere superata con prove concrete. Dimostrazioni pratiche nelle aziende agricole, dove è possibile osservare benefici tangibili sia a breve che a lungo termine, si sono rivelate lo strumento più efficace per cambiare la mentalità.

Il nostro consiglio per chi cerca di ricostruire ecosistemi in condizioni critiche è chiaro: investite nella guida dei giovani in ambito tecnico e nella creazione di microimprese sostenibili. È impossibile proteggere la natura se le persone che la abitano non possiedono condizioni di vita dignitose. Grazie alla loro capacità di comando, i giovani costruiscono sistemi agroalimentari resilienti, sostenuti da strumenti tecnici ed economici.

Questi sistemi, inoltre, mettono, in discussione quei modelli di produzione che creano dipendenza dai mercati globali per quanto riguarda i prodotti agrochimici e le sementi brevettate. Al contrario, essi favoriscono la sovranità alimentare attraverso l’uso di input biologici del territorio e la tutela di sementi tradizionali, che costituiscono il patrimonio delle comunità.

Il Lago Yojoa è ancora lì a ricordarci quanto questa missione sia urgente. Ma oggi, grazie a questo movimento agroecologico, si sta facendo strada una nuova generazione che non punta più al nord, ma che guarda alla propria terra con orgoglio. Stiamo dimostrando che, con il giusto sostegno, i giovani delle zone rurali non solo possono restare, ma possono anche diventare la forza motrice che rigenera il polmone verde dell’Honduras.

Questo articolo è stato redatto collettivamente dai membri della Sociedad la Buena Fe - Programma di Ricostruzione Rurale dell’Honduras (PRR), un’organizzazione non profit che promuove l’agricoltura ecologica, la ricerca agricola partecipativa, la salute preventiva, l’istruzione alternativa e l’organizzazione comunitaria tra le famiglie delle zone rurali, con lo scopo di favorire uno sviluppo socioeconomico sostenibile. Contatti: [email protected]

Available in
EnglishSpanishPortuguese (Brazil)GermanFrenchItalian (Standard)Arabic
Translator
Arianna Nuzzolese
Date
28.10.2026
Source
Rooted in Agroecology and Food Sovereignty Original article🔗
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