Palestine

“Gaza non è una tragedia isolata. È l'epicentro della politica globale."

Al Congresso dei Popoli del Gruppo dell’Aia, Yara Hawari, membro del Consiglio dell’Internazionale Progressista (PI), riflette su come il genocidio in corso a Gaza sia un banco di prova per armi, sistemi di sorveglianza e strumenti di repressione destinati all’esportazione nel resto del mondo.
Nel suo discorso al Congresso del Popolo per il Gruppo dell'Aia, Yara Hawari esamina la brutale realtà del genocidio compiuto da Israele in corso a Gaza, dove le armi termobariche fornite dagli Stati Uniti hanno letteralmente fatto evaporare migliaia di palestinesi. Tracciando paralleli con l'aggressione degli USA in Venezuela, le sanzioni a Cuba e la guerra all'Iran, Hawari sostiene che Gaza sta diventando un laboratorio per armi, tecnologia di sorveglianza e tattiche di invasione già impiegate contro le popolazioni di tutto il mondo.

Amsterdam, 6 marzo 2026 

Il mese scorso, ho letto un titolo che sembrava irreale: migliaia di palestinesi a Gaza sono stati fatti evaporare. Non sfollati, feriti o uccisi - evaporati. Il regime israeliano ha utilizzato armi termobariche fornite dagli USA. Queste non solo esplodono: vengono inalate, consumano l'ossigeno nell'aria e lo accendono, generando una palla di fuoco di 3000 gradi Celsius. A queste temperature, cemento e acciaio cedono e i corpi umani evaporano.

Ciò non è fantascienza. È realtà e succede ora a Gaza.

Negli ultimi due anni e mezzo Gaza ha subito un genocidio brutale e continuo, con una potenza esplosiva sei volte superiore a quella della bomba atomica di Hiroshima, ma su un’area più piccola. La devastazione ha colpito ogni aspetto della vita. Quando, nell'ottobre del 2025, è stato dichiarato il cessate il fuoco, credo che ci sia stato un diffuso senso di sollievo. Ma è presto diventato evidente che il cessate il fuoco a Gaza, come tanti con Israele in passato, era una farsa diplomatica, uno strumento per assicurarsi che Gaza uscisse dai titoli dei giornali e che il genocidio continuasse sotto la copertura della diplomazia. Il regime israeliano ha violato il cessate il fuoco ogni giorno, uccidendo palestinesi e ostacolando gli aiuti umanitari. Da quando gli Stati Uniti e Israele hanno bombardato l'Iran, il regime israeliano ha chiuso tutti i valichi di frontiera e ha interrotto del tutto quel flusso di aiuti. Nel frattempo, il disgustosamente chiamato Board of Peace (Consiglio per la Pace) di Trump ha elaborato piani distopici per i campi di concentramento a Gaza, dove le comunità saranno costantemente sorvegliate, i loro dati biometrici raccolti, il cibo razionato, l'assistenza sanitaria e l'istruzione controllate. Tutto sotto lo sguardo vigile dei dominatori coloniali. I contratti per la costruzione dei campi di concentramento verranno assegnati a chi offre di più. Questo è lo scenario che l'amministrazione Trump ha previsto per il futuro di Gaza. E mentre disegnano questo futuro distopico, cancellano gli ultimi due anni.

Non si parla di giustizia. Nessun tentativo di accertare le responsabilità. Nessuna indagine sulle migliaia di massacri. Invece, si tenta di insabbiare tutto. Gettare le macerie in mare, insieme alle migliaia di martiri ancora intrappolati sotto, e fingere di dimenticare ciò che è stato fatto a Gaza. Ma le persone non dimenticheranno. Da questo momento non si può più tornare indietro. Abbiamo visto e sopportato troppo. Gli attivisti hanno pagato un prezzo alto per la loro solidarietà: incarcerati senza processo per aver interrotto la produzione di armi, licenziati dal lavoro per aver preso posizione ed espulsi dalle università per aver organizzato proteste.

Eppure il movimento è cresciuto. Milioni di persone hanno marciato attraverso i continenti. I campus universitari sono stati chiusi; i lavoratori sono scesi in sciopero. Oggi c'è una consapevolezza internazionale che la lotta palestinese è giusta e che l'opinione pubblica è cambiata in modi difficili da immaginare anche solo un decennio fa. E non dobbiamo dimenticarlo. È importante.

Ma non dobbiamo trarne troppe rassicurazioni: c’è una contraddizione che non possiamo ignorare. In Palestina la realtà peggiora; il genocidio continua. Israele ha ampliato gli attacchi. Dobbiamo chiederci: come conciliare un movimento globale senza precedenti con una realtà che peggiora? Non possiamo evitare questa domanda.

La risposta sta nel capire chiaramente una cosa: Gaza non è una tragedia isolata. È l'epicentro della politica globale. C'è una ragione per cui i governi reprimono cittadini che protestano contro le azioni di uno Stato straniero. C'è una ragione per cui gli scandali di corruzione finiscono sempre per coinvolgere i produttori di armi e le società di sicurezza private coinvolte nel genocidio. C'è una ragione per cui i politici subiscono non solo critiche, ma anche pressioni che possono porre fine alla loro carriera solo per aver difeso i diritti inalienabili del popolo palestinese. Sempre più persone nel mondo vedono queste connessioni. Oggi è innegabile: ciò che accade in Palestina riguarda tutti noi.

Il presidente colombiano Gustavo Petro ha affermato che ciò a cui stiamo assistendo a Gaza è una prova generale per il futuro. Quel futuro è già qui.

Lo abbiamo visto nella sfacciata violazione della sovranità del Venezuela, dove la cattura e il rapimento illegali di un presidente in carica riflettono metodi di intervento e di controllo già sperimentati a Gaza. Le rinnovate sanzioni contro Cuba, progettate per affamare la popolazione fino alla sottomissione, richiamano i metodi di pressione applicati ai civili palestinesi. La guerra tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran mostra un'ulteriore espansione di strategie e tecnologie già testate a Gaza. Inoltre, le tecnologie di intelligenza artificiale impiegate nel genocidio a Gaza vengono ora utilizzate dalle unità paramilitari dell'U.S. Immigration and Customs Enforcement (ICE) nelle città americane, riproducendo sistemi di sorveglianza e repressione. I profitti record dell’industria delle armi e l’espansione del settore della sorveglianza privata durante e dopo il genocidio a Gaza dimostrano che questi strumenti e tattiche si diffondono e vengono applicati altrove per opprimere altre popolazioni. È proprio questo che dobbiamo capire. Ciò che viene testato sui palestinesi non rimane in Palestina. Viaggia. Viene esportato. Diventa un precedente.  È un sistema che funziona esattamente come previsto. Ma questo sistema non si è costruito da solo: è il risultato di decenni di complicità tra stati, imprese e individui. Sono certa che il genocidio a Gaza segnerà la nostra generazione e le generazioni che seguiranno. Stiamo vivendo una rottura storica. Il punto non è se questo momento plasmerà il futuro. Il punto è come. E la risposta a questa domanda dipende da ciò che faremo.

La solidarietà è importante, ma nel mondo di oggi non basta. Il compito che abbiamo davanti è una trasformazione radicale. Trasformare l'indignazione morale in potere politico. Convertire la mobilitazione di massa in un cambiamento strutturale. Costruire le istituzioni, le alleanze e la volontà politica capaci di rendere impossibile il genocidio - non solo impopolare - ora e per sempre.  Ora, più che mai, è chiaro che liberare la Palestina significa liberare il mondo. Non c'è più tempo da perdere. Perché non possiamo vivere in un mondo in cui ai regimi è consentito far evaporare gli esseri umani. Mai più.

Available in
EnglishSpanishPortuguese (Brazil)GermanFrenchItalian (Standard)TurkishArabicRussian
Author
Yara Hawari
Translators
Tatiana Bondarenko and ProZ Pro Bono
Date
12.03.2026
Progressive
International
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