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Portorico, la colonia più antica del mondo, traccia un nuovo corso

È giunto il momento che i progressisti e i socialisti - negli Stati Uniti e in tutto il mondo - riconoscano Portorico come la nazione e il paese che è.
Portorico è una colonia degli Stati Uniti. Infatti, il "territorio non incorporato" di Portorico continua a mantenere la dubbia onorificenza di essere la più antica colonia esistente al mondo.
Portorico è una colonia degli Stati Uniti. Infatti, il "territorio non incorporato" di Portorico continua a mantenere la dubbia onorificenza di essere la più antica colonia esistente al mondo.

A oltre 500 anni da quando Cristoforo Colombo stesso rivendicò per la prima volta l'isola di Borikén per la corona spagnola, i portoricani non hanno ancora essenzialmente alcun controllo sulla loro economia, nessun controllo sui loro confini e nessuna capacità di rappresentarsi in importanti organizzazioni regionali come la Comunità dei Caraibi (CARICOM), la Comunità Latinoamericana (CELAC) o le Nazioni Unite. La pandemia ha messo in piena evidenza questo status coloniale. Portorico è stato costretto ad aprire le sue frontiere ai turisti statunitensi che hanno palesemente disobbedito alle norme sanitarie locali, mentre la risposta dell'isola alla pandemia è stata compromessa dall'incapacità di negoziare direttamente con i suoi vicini caraibici. Le sfide coloniali di Portorico sono vecchie di secoli, ma l'isola comincia a immaginare un nuovo futuro.

Il Portorico di oggi è radicalmente diverso dall'isola dove è nato mio padre. Mio padre è stato lontano dalla sua isola per oltre quattro decenni. Eppure, come la maggior parte dei portoricani che sono stati costretti ad andarsene, è rimasto ferocemente orgoglioso delle sue radici portoricane e della sua identità boricua. Mio padre è nato a Ponce, Portorico, nel 1959. Neanche dieci anni prima della sua nascita, il 30 ottobre 1950, nel vicino comune di Jayuya, i nazionalisti portoricani, guidati dall'incomparabile Blanca Canales, si erano sollevati per sfidare il dominio coloniale americano dichiarando l'indipendenza del paese. Non ci volle molto perché il governo coloniale di San Juan, all'epoca guidato dall'icona liberale Luis Muñoz Marín, inviasse aerei con il preciso scopo di piegare la città. Questa rivolta, e il successivo bombardamento di civili, sarebbe diventata nota come la Rivolta di Jayuya, o El Grito de Jayuya, e fu uno degli eventi chiave che costrinse il movimento indipendentista portoricano a tornare nell’ombra. Ora, quasi settant'anni dopo, gli indipendentisti portoricani continuano a lottare per la sovranità e osano ancora sventolare la bandiera portoricana nonostante gli incessanti sforzi degli Stati Uniti per reprimerli. Solo 15 anni fa l'FBI uccise il leader dell'indipendenza portoricana Filiberto Ojeda Ríos in una "sparatoria" che avrebbe attirato condanne da tutta l'isola. Eppure, nell'ultimo decennio, Portorico ha subito alcune delle sfide più significative di tutta la sua storia di colonia statunitense, dove lo status coloniale stesso era la vera causa.

Questo status coloniale è al centro di tutte le maggiori crisi che hanno travolto l'isola e la sua popolazione nell'ultimo decennio. L'accumulo di un debito pubblico vertiginoso, oltre 70 miliardi di dollari, è il risultato diretto delle stesse politiche che hanno visto le imprese statunitensi prosperare a Portorico nel corso del XX secolo. Dopo gli anni '90 e l'inizio del neoliberismo, la rimozione delle esenzioni fiscali per le società statunitensi a Portorico e gli accordi commerciali come il NAFTA, che incoraggiavano le società a sfruttare paesi come il Messico invece di Portorico, hanno portato all’affossamento dell’economia e alla distruzione dei servizi sociali per il popolo portoricano. La crisi del debito portoricano è stata e continua ad essere guidata dai cosiddetti “fondi avvoltoio” di Wall Street che raccolgono le ossa di quella che una volta era un'economia fiorente. Questi fondi avvoltoio hanno contribuito a portare il dominio coloniale a Portorico a pieno titolo, per mezzo dell’approvazione del PROMESA Act nel 2016 da parte del presidente Obama e di un Congresso bipartisan degli Stati Uniti. Al conseguente consiglio di controllo fiscale o la junta (la giunta), come è noto sull'isola, nominato dagli Stati Uniti, è stato assegnato il compito di amministrare l'economia portoricana per conto degli Stati Uniti. Questo consiglio di controllo fiscale può essere interpretato solo come un passo indietro nelle relazioni coloniali e un ulteriore riconoscimento di ciò che gli Stati Uniti hanno già affermato più volte attraverso i loro tribunali: che Portorico è un possedimento degli Stati Uniti e, quindi, gli Stati Uniti possono fare con Portorico quello che vogliono. Sotto questa giunta, il governo federale ha dato priorità al risarcimento di azionisti rispetto al popolo portoricano. Mentre i servizi sociali diminuivano e la disoccupazione diventava endemica, i portoricani continuavano a lasciare il loro paese in numero sempre maggiore (la diaspora statunitense supera ora la popolazione dell'isola stessa), anche se nessuno avrebbe potuto rendersi conto che questa era solo la punta dell'iceberg.

Solo un anno dopo l'adozione di PROMESA, gli uragani Irma e Maria hanno devastato l'isola. Mentre Cuba dimostrava come un paese completamente indipendente possa affrontare adeguatamente la stagione degli uragani nei Caraibi, molti portoricani cercavano semplicemente di sopravvivere. Afflitta da blackout e infrastrutture distrutte, la popolazione è stata abbandonata dal governo federale di Washington e dal governo coloniale di San Juan. Segregata dal resto del mondo, la gente non poteva fare appello al resto del mondo senza il permesso di Washington. In questi tempi bui, le persone sull'isola avevano solo l'un l'altro. Nonostante i gravi danni causati dall'uragano Maria, molti dei quali non sono stati ancora completamente riparati a causa dell'inefficiente e profondamente corrotto governo dell'isola, il popolo portoricano ha superato uno dei momenti più difficili della sua storia e ha intravisto nuove possibilità. Il secondo decennio del 2000 ha messo alla prova Portorico, ma ha anche permesso al popolo di riscoprire il proprio potere.

Questo novembre si apre il prossimo capitolo della storia del peculiare rapporto di Portorico con la più grande superpotenza del mondo. Le prossime elezioni saranno le prime che si terranno dopo l'uragano Maria. Sarà anche la prima elezione sulla scia del movimento di protesta che ha costretto alle dimissioni il governatore Ricardo Rosselló (PNP - Partido Nuevo Progresista [Nuovo Partito Progressista]). L'isola ha sopportato decenni di false promesse e si avvia verso il sesto referendum costituzionale senza conseguenze concrete, eppure i portoricani continuano a cercare una soluzione tangibile allo status di Portorico, una soluzione che fornisca qualcosa di diverso da un premio di consolazione che continui a negare loro l'esercizio dell'autodeterminazione. L'espressione "autodeterminazione per Portorico", all'interno del discorso politico statunitense, è diventata priva di senso esattamente come "riforma globale dell'immigrazione". Questo spaccio di frasi insensate sia da parte dei liberali che dei conservatori ha prodotto i grandi livelli di insoddisfazione da parte dei portoricani verso i loro funzionari locali eletti.

Ora, per la prima volta dopo decenni, il potere non sarà semplicemente conteso dai due partiti al potere. Da una parte il conservatore Partido Nuevo Progresista (PNP, Nuovo Partito Progressista), comunemente chiamato Partido estadista o Statehood Party [ovvero in favore dell’integrazione di Portorico agli Stati Uniti d’America come 51esimo stato]. Dall’altra, il liberale Partido Popular Democrático (PPD, Partito Popolare Democratico), al quale la maggior parte si riferisce con il nome di partido del Estado Libre Asociado o Colony (o Status Quo) Party [partito in favore dello status di colonia o dello status quo attuale]. Sono stati i due storici sfidanti all'interno della politica elettorale portoricana fin dagli anni Settanta, relegando il movimento indipendentista il più delle volte ai margini o completamente nell’ombra come organizzazione clandestina. Questa volta, però, le cose sembrano essere diverse. Dopo che le massicce proteste al motto di "Ricky Renuncia" hanno costretto l'ex governatore del PNP a dimettersi, Portorico è rimasto in una continua condizione di turbolenza e incertezza politica. Con il PNP delegittimato dalla sua assurda nefasta corruzione e dall'uso improprio degli aiuti umanitari per gli uragani, e il PPD che continua a esautorarsi con la sua persistente difesa dello status coloniale, si sono presentate due nuove opzioni.

La prima, in realtà, non è per niente nuova. Il Partito dell'Indipendenza Portoricana (PIP) è uno dei più antichi partiti politici attivi di Portorico. Dopo anni in cui guadagnava circa il 5% dei voti nelle elezioni governatoriali e aveva quasi perso il riconoscimento ufficiale, il PIP sembrava essere diretto verso l’oblio. Nel 2016, il PIP aveva ricevuto meno del 3% dei voti governatoriali in quattro elezioni consecutive. Tuttavia, muovendosi nel 2020 con un nuovo e rinfrescante messaggio del suo candidato governatore Juan Dalmau, il PIP potrebbe ottenere più del 10% in uno scenario politico diviso. Per un candidato esplicitamente a favore dell'indipendenza, ottenere una porzione importante dei voti sarebbe uno sviluppo senza precedenti nella moderna politica portoricana. Il PIP ha imparato dai suoi errori e ora è più che mai desideroso di offrire un futuro a Porto Rico che non sia impantanato nella disoccupazione o nella dipendenza da Washington. Juan Dalmau ha già lanciato un grido d'allarme per gli indipendentisti e ha consegnato quella che è stata una delle linee più memorabili del primo dibattito governatoriale, "Creo en la independencia, no para separarnos de Estados Unidos sino para unirnos al resto del mundo" ("Credo nell'indipendenza, non per separarci dagli Stati Uniti, ma per unirci al resto del mondo"). È questo tipo di visione che mette il PIP sulla via del più grande risultato elettorale della sua storia.

I tre partiti storici, il PNP, il PPD e il PIP si troveranno ad affrontare anche un nuovo sfidante per questa elezione. Il movimento che più si è identificato con le recenti proteste e la rabbia del popolo portoricano per la corruzione sistemica del PNP e del PPD è stato il neonato Movimiento Victoria Ciudadana (MVC) o "Movimento della Vittoria dei Cittadini". Il MVC è nato come un'alleanza di varie figure politiche e partiti politici minori all'interno della sinistra politica portoricana ed è diventato una vera e propria forza. Più visibilmente identificato con la coppia di potere politico di Alexandra Lúgaro, candidata governatore del MVC, e Manuel Natal, candidato sindaco di San Juan, il partito fa parte di una nuova ondata progressista di politici che chiede una seria conversazione sullo status politico di Portorico. Piuttosto che impegnarsi in dibattiti intorno a plebisciti e referendum, o su quale opzione di status debba essere affrontata con gli Stati Uniti, il MVC ha favorito un approccio diverso. L'idea di un'assemblea costituzionale, formata con l'esplicito scopo di decidere lo status di Portorico, è la pietra angolare dell'approccio del MVC alla questione dello status. Anche se derisa dai partiti avversari come un tentativo di schivare una posizione ferma, l'opzione dell'assemblea costituzionale può benissimo essere il primo tentativo onesto di risolvere lo status politico di Portorico da quando gli Stati Uniti hanno annesso l'isola nel 1898. Un'assemblea costituzionale vincolante che coinvolga tutti i portoricani, così come una robusta campagna di educazione su cosa significherebbe essere uno stato federale americano (ad esempio, l'inglese sarebbe l'unica lingua ufficiale?) o cosa significherebbe l'indipendenza (cosa accadrebbe alle società statunitensi basate sull'isola?) è infinitamente più audace e produttiva di un referendum per decidere se unirsi agli USA come 51esimo stato, o di un altro plebiscito non vincolante che delinea tre o quattro opzioni di status vagamente definite. Per la prima volta nella sua storia moderna, Portorico avrà quattro validi candidati governatoriali con quattro visioni concorrenti.

Eppure, mentre alcune cose cambiano, altre rimangono uguali. Il referendum di quest'anno sullo status politico di Portorico potrebbe benissimo essere il plebiscito più farsesco di sempre. Il PNP, che si occupa delle ricadute di un governatore in disgrazia e dei vari scandali in corso, ha scritto cinicamente sulle schede elettorali "Stato federale americano: Sì o No?”, nel tentativo di allontanare l'affluenza alle urne dalla loro base favorevole all’integrazione con gli USA. I tribunali degli Stati Uniti hanno già riconosciuto questo referendum come non vincolante, rivelando così che si tratta di un inutile esercizio di politica di partito e di deliberata disinformazione da parte del PNP. Il PNP ha spinto questa linea per anni nella speranza che un voto di pluralità a favore dell’integrazione agli USA possa essere usato per mettere in imbarazzo i liberali negli Stati Uniti e spingerli a sostenere lo stato al Congresso. Quello di cui questi liberali statunitensi spesso non sembrano rendersi conto o scelgono di ignorare è che molti portoricani non riconosceranno questo plebiscito. Perché? Perché questo sarà il sesto referendum sullo status nella storia di Portorico. Perché un portoricano dovrebbe trattare questo referendum più seriamente dei precedenti cinque non risolutivi? I recenti sondaggi condotti dal sondaggista portoricano Jorge Benitez hanno mostrato che il 43% è a favore del "sì", il 41,5% è a favore del "no" e un enorme 17,5% è indeciso o non intende affatto partecipare. In passato, risultati come questi hanno permesso al PNP di ripetere la linea che la maggioranza dei portoricani è a favore all’integrazione con gli USA, nonostante il contrario sia stato ripetutamente dimostrato. Questa volta, però, Portorico è cambiato. A differenza del 2016, quando le forze dell'opposizione hanno deciso di boicottare il referendum sullo status, questa volta le forze dell'opposizione si sono unite nella campagna per il No per fare una dichiarazione contro l’integrazione agli USA. Se la campagna per il No fosse in grado di unire veramente tutte le forze dell'isola che si oppongono a confederarsi e di sconfiggere il fronte del Sì, sarebbe la più ferma critica nella storia politica portoricana moderna verso l’idea di essere uno stato americano e verso il PNP.

I portoricani potrebbero essere all'apice di qualcosa di speciale. Dopo un decennio pieno di tragedie, la gente ha perseverato. Per molti portoricani lo status coloniale è onnipresente, parte integrante del governo e della società portoricana. Ma un nuovo secolo ha messo a dura prova questo status e ha messo a nudo i profondi problemi di un governo coloniale del 20esimo secolo alle prese con i problemi del 21esimo secolo. Alla colonia più antica del mondo si presenta una possibilità genuina di tracciare un nuovo corso. Mentre l'ufficio del governatore probabilmente spetterà al vincitore tra il PNP o il PPD, grazie alle loro ampie macchine politiche e alle loro reti di mecenatismo, un gran numero di candidati comunali e legislativi del PIP e del MVC hanno ora la possibilità di entrare nella politica portoricana. Potrebbero iniziare a costruire un nuovo sistema di partiti che può essere definito da un dibattito onesto sullo status politico di Portorico e porre fine al palese assecondamento e alla corruzione che definiscono sia il PNP che il PPD.

A partire da questo novembre, i portoricani avranno la possibilità di dimostrare definitivamente che non sono solo un'isola da annettere. Portorico ha la sua bandiera, la sua cultura, la sua musica, il suo cibo e la sua lingua. Il divario geografico e culturale tra Portorico e gli Stati Uniti non è un divario che può essere semplicemente eliminato con una legge o un voto. Portorico è una nazione e un paese a sé stante. Nessun portoricano contesta questo fatto. Indipendentemente dai risultati del plebiscito sullo status, è giunto il momento che i progressisti e i socialisti - negli Stati Uniti e in tutto il mondo - riconoscano Portorico come la nazione e il paese che è.

Austin Gonzalez è membro del Comitato Politico Nazionale su Porto Rico per la DSA (Democratic Socialists of America, Socialisti Democratici d’America)

Foto: ep_jhu / Flickr

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Available in
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Author
Austin Gonzalez
Translators
Amina Attia El Tabakh, Elisa Ciraci and Ugo Realfonzo
Date
02.11.2020

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